Il 2025 si chiude come l’anno d’oro per i metalli preziosi. L’oro ha registrato un’impennata storica, passando dai 3.812 dollari l’oncia del 30 settembre ai 4.514 dollari della seduta di Santo Stefano, segnando un rialzo annuale del 72,84%. Ancora più eclatante l’andamento dell’argento, salito fino a 75,63 dollari l’oncia, con un guadagno complessivo del 158,5% dall’inizio dell’anno. Diversa la situazione per il petrolio. Il West Texas Intermediate (Wti) ha chiuso venerdì 26 dicembre a 56,74 dollari al barile (-2,76%), mentre il Brent del Mare del Nord ha ceduto il 2,57% a 60,64 dollari. I cali da inizio anno sono rispettivamente del 20,89% e del 18,76%, secondo gli analisti legati all’avvio dei nuovi colloqui di pace sull’Ucraina, che potrebbero favorire la riapertura dei mercati al petrolio russo.
Sul fronte del gas naturale, la Piazza Ttf di Amsterdam ha registrato venerdì 28,1 euro al MWh, stabile rispetto alla giornata precedente, ma con un calo del 42,53% da inizio anno. L’unico spunto positivo è stato il +1,3% del 24 dicembre, legato alle previsioni di freddo intenso in Europa per gennaio.
Il 2025 si chiude dunque con un mercato dei metalli preziosi in crescita vertiginosa, mentre energia e combustibili fossili continuano a risentire delle tensioni geopolitiche e dei timori di rallentamento della domanda.
