Un team internazionale guidato dal National Observatory of Athens ha individuato indizi che la relazione tra luce ultravioletta e raggi X emessa dai quasar – ritenuta costante da quasi cinquant’anni – sia cambiata nel corso della storia cosmica. Lo studio, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si basa sui dati dei telescopi XMM-Newton ed eROSITA e suggerisce che la struttura della materia attorno ai buchi neri supermassicci non sia universale. I quasar, tra gli oggetti più luminosi dell’Universo, sono alimentati da buchi neri supermassicci che riscaldano un disco di gas fino a temperature estreme, generando luce UV che a sua volta produce intensi raggi X. Questa correlazione, considerata un pilastro per comprendere la geometria dei quasar e per usarli come “candele standard” nello studio dell’espansione cosmica, potrebbe però essersi evoluta circa 6,5 miliardi di anni fa.
L’ampia e uniforme copertura dei dati raccolti da eROSITA ha permesso di analizzare popolazioni di quasar come mai prima, mentre l’uso di un modello statistico bayesiano ha rivelato variazioni sottili sfuggite a studi precedenti. Le implicazioni sono profonde: se la relazione UV-X non è costante, le misure cosmologiche basate sui quasar devono essere riviste per evitare possibili errori sistematici.
Le future survey X e multi-banda saranno cruciali per verificare se questa evoluzione rifletta un cambiamento fisico reale o effetti di selezione ancora non compresi, aprendo nuove prospettive sulla storia dei buchi neri supermassicci e dei loro quasar.
