Quando l’aria brucia: i pericoli nascosti del fumo degli incendi

La lunga esposizione alle polveri sottili aumenta la mortalità tra gli anziani, secondo una ricerca statunitense

Non è solo l’emergenza dei grandi roghi a minacciare la salute: anche respirare per anni il fumo degli incendi boschivi può aumentare in modo significativo il rischio di morte, soprattutto tra gli adulti più anziani. È quanto emerge da uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), condotto da Lara Schwarz e colleghi sotto il coordinamento di Joan Casey dell’Università di Washington. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 1,25 milioni di persone con più di 60 anni, seguite per diversi anni nel sistema sanitario Kaiser Permanente della California meridionale. L’attenzione si è concentrata sull’esposizione cronica, nell’arco di 3 anni, alle polveri sottili PM2.5 prodotte dagli incendi boschivi. I risultati mostrano che chi vive nei contesti con i livelli più elevati di fumo presenta una probabilità di morte superiore del 7% rispetto ai meno esposti.

L’associazione risulta particolarmente forte negli individui sotto i 75 anni, negli adulti asiatici e afroamericani e nelle popolazioni che risiedono in aree caratterizzate da maggiore povertà. Secondo gli autori, l’allungamento delle stagioni degli incendi e l’aumento della loro intensità, legati ai cambiamenti climatici, stanno ampliando l’impatto sanitario del fumo su larga scala.

Lo studio sottolinea così che non solo l’esposizione acuta, ma anche quella cronica al fumo degli incendi rappresenta una sfida crescente per la salute pubblica, richiedendo strategie di prevenzione mirate a proteggere le fasce più vulnerabili.