Nel 2024 gli astronomi hanno osservato un evento cosmico senza precedenti: il più luminoso Luminous Fast Blue Optical Transient (LFBOT) mai registrato. Questi fenomeni sono brevi ma potentissimi lampi di luce blu che brillano intensamente per pochi giorni prima di svanire, lasciando dietro di sé deboli emissioni nei raggi X e nelle onde radio. La nuova analisi di questo evento record, denominato AT 2024wpp, sta rivoluzionando la comprensione di una delle classi di fenomeni più enigmatiche dell’astrofisica moderna. Gli LFBOT sono stati scoperti solo nell’ultimo decennio e, a oggi, ne conosciamo poco più di una dozzina. Finora gli scienziati si sono interrogati sulla loro origine, divisi tra l’ipotesi di supernove “anomale” e quella di gas interstellare che cade rapidamente in un buco nero.
Lo studio di AT 2024wpp, però, dimostra che entrambe le spiegazioni sono errate. Un team di ricercatori guidato dall’Università della California a Berkeley ha concluso che questi eventi sono causati da una disgregazione mareale estrema: un buco nero con una massa fino a 100 volte quella del Sole che distrugge completamente la propria stella compagna in pochi giorni. Questa scoperta, presentata in due articoli recentemente accettati da The Astrophysical Journal Letters, risolve un enigma aperto da oltre dieci anni e amplia il catalogo delle possibili “calamità stellari” che avvengono nell’Universo.
Le osservazioni
L’analisi si basa su osservazioni raccolte da numerosi telescopi, tra cui l’International Gemini Observatory. In particolare, dati cruciali nel vicino infrarosso sono stati ottenuti con lo strumento Flamingos-2 sul telescopio Gemini South, in Cile, gestito da NSF NOIRLab e finanziato in parte dalla U.S. National Science Foundation. Proprio queste osservazioni hanno rivelato un eccesso di emissione infrarossa, un segnale rarissimo osservato finora solo in un altro LFBOT, AT 2018cow.
L’energia sprigionata da AT 2024wpp è stata la chiave per escludere l’ipotesi della supernova: il lampo ha irradiato cento volte più energia di una normale esplosione stellare. Per produrre una simile quantità di energia in poche settimane sarebbe necessario convertire circa il 10% della massa del Sole direttamente in energia, un processo impossibile per una supernova tradizionale. Secondo i ricercatori, il sistema era composto da un buco nero e da una stella massiccia che, per lungo tempo, ha ceduto lentamente materia al suo compagno oscuro. Questo materiale si è accumulato attorno al buco nero formando un alone.
Quando la stella si è avvicinata troppo, è stata completamente fatta a pezzi: la nuova materia ha alimentato il disco di accrescimento e ha colliso con il gas preesistente, generando intense emissioni nei raggi X, ultravioletti e nella luce blu. Parte del materiale è stata espulsa lungo i poli sotto forma di getti relativistici, viaggianti a circa il 40% della velocità della luce, responsabili delle emissioni radio osservate.
AT 2024wpp si trova a circa 1,1 miliardi di anni luce dalla Terra, in una galassia ricca di formazione stellare, ed è risultato da 5 a 10 volte più luminoso del celebre AT 2018cow. La stella distrutta aveva probabilmente una massa superiore a dieci volte quella del Sole e potrebbe essere stata una stella di Wolf-Rayet, molto calda ed evoluta, povera di idrogeno: un dettaglio che spiegherebbe la debole emissione di idrogeno osservata nel lampo.
Questa scoperta non solo chiarisce la natura degli LFBOT, ma dimostra anche quanto l’Universo sia capace di produrre eventi estremi e inattesi. Con l’entrata in funzione del futuro Vera C. Rubin Observatory, gli astronomi si aspettano di individuare molti altri transitori di questo tipo, aprendo una nuova finestra sulla fisica dei buchi neri e sull’evoluzione delle stelle più massicce.
