Stop al vaccino ai neonati anti-epatite B? Tensione alle stelle e votazione rinviata

Tensione alle stelle nella riunione del comitato Acip: slitta ancora il voto sul possibile stop alla vaccinazione universale contro l’epatite B

E’ stata una riunione tesa quella di giovedì 4 dicembre fra i consulenti vaccinali del segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert Kennedy Jr, che avrebbero dovuto esprimersi sullo stop alla vaccinazione universale di tutti i neonati contro l’epatite B. Gli esperti del comitato Acip (Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione) dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno nuovamente rinviato la votazione che potrebbe cambiare radicalmente il calendario vaccinale per l’infanzia, riportano i media Usa. La votazione è ora prevista per la sessione di oggi, venerdì 5 dicembre. Ma un rinvio c’era già stato all’incontro di settembre. L’Acip avrebbe dovuto esprimersi sulla possibilità di modificare le raccomandazioni relative alla vaccinazione contro l’epatite B per i neonati Usa. Se passasse la nuova linea, come sottolineano gli esperti, rappresenterebbe il cambiamento più significativo al programma di vaccinazione infantile finora apportato da Rfk Jr., noto per le sue posizioni critiche sulle iniezioni scudo.

Le raccomandazioni del comitato sono cruciali, poiché sono destinate a influenzare le politiche vaccinali statali, la copertura assicurativa e il programma ‘Vaccines for Children’. Durante l’incontro di ieri è stata approvata con 6 voti favorevoli e 3 contrati la mozione per rinviare la votazione, con l’obiettivo di dare agli esperti il tempo di esaminare la formulazione del documento su cui esprimersi.

Il dibattito

In discussione la possibilità di limitare l’accesso al vaccino anti-epatite B per i neonati. Il dibattito di ieri all’interno dell’Acip ha portato a un’accesa discussione sulle prove e sul modo in cui vengono valutate. Ma la prospettiva di cui si discute ha sollevato dibattito anche all’esterno, nella comunità medica degli Stati Uniti. Dibattito che è rimbalzato anche a livello internazionale. Questo perché, secondo gli studi, la vaccinazione contro l’epatite B alla nascita ha quasi eliminato la trasmissione da parte dei genitori biologici e ridotto drasticamente i casi di malattia durante l’infanzia, come ricorda il ‘Guardian’.

La vaccinazione infantile è stata direttamente collegata a una riduzione del 99% dei casi di epatite B acuta in bambini, adolescenti e giovani adulti tra il 1990 e il 2019. E secondo un nuovo modello, anche brevi ritardi nella somministrazione ai piccoli hanno ripercussioni sulla salute e sulle finanze. Ritardare la somministrazione del vaccino dalla nascita ai due mesi di vita, uno dei possibili voti per il comitato, porterebbe ad almeno 1.400 infezioni, 300 casi di cancro al fegato e 480 decessi ogni anno, tutti prevenibili, secondo la valutazione di un gruppo di ricercatori Usa. E ciò comporterebbe anche oltre 222 milioni di dollari di costi sanitari aggiuntivi ogni anno.