Nel Golfo del Messico è stata portata a termine una collaborazione pionieristica che ha mostrato come veicoli di superficie senza equipaggio (USV) e sensori posizionati sul fondale possano fornire osservazioni quasi in tempo reale delle correnti oceaniche profonde. Il progetto rappresenta la prima dimostrazione, a livello internazionale, di una campagna scientifico-industriale capace di garantire misurazioni continuative e “science-ready” senza il ricorso a navi tradizionali. L’iniziativa ha coinvolto le aziende di tecnologia marina Sonardyne e SeaTrac Systems insieme all’Università di Rhode Island (URI), con un focus particolare sul Loop Current System (LCS), la potente e variabile corrente profonda che domina il Golfo e che può rappresentare un rischio significativo per le infrastrutture offshore. Il programma, finanziato dal Gulf Research Program delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine degli Stati Uniti, si è concluso nell’autunno 2025.
“Le misurazioni profonde e continuative sono ancora rare, nonostante la loro importanza”, ha spiegato Randy Watts, professore di oceanografia alla URI. “Questo progetto dimostra come strumenti commerciali e veicoli senza equipaggio possano fornire dati scientificamente affidabili anche in sistemi caratterizzati da correnti intense, superando le difficoltà di mantenimento della posizione – dove la maggior parte degli USV fallisce – e riducendo drasticamente i costi legati a operazioni con navi di ricerca”.
I dettagli
Il sistema integrato ha utilizzato i profiler acustici di corrente Origin 65 di Sonardyne e il veicolo di superficie SP-48 di SeaTrac. Quattro Origin 65 e cinque echosounder invertiti a pressione sono stati posizionati a profondità comprese tra 1.800 e 3.200 metri, circa 200 miglia nautiche al largo della Louisiana, e lasciati operativi per 18 mesi. L’Origin 65, certificato per 4.100 metri, misura le velocità delle correnti fino a 800 metri sopra il fondale ed è dotato di funzionalità integrate di echosounder e di elaborazione dati a bordo.
I dati raccolti dai sensori sul fondale sono stati trasmessi acusticamente alla superficie, dove lo SP-48 – dotato di un trasduttore Sonardyne HPT 7000 -li ha recuperati e inviati a terra tramite collegamenti satellitari Iridium e Starlink. Alimentato da energia solare e batterie, l’USV ha navigato in condizioni oceaniche variabili per raggiungere i diversi siti di acquisizione. Nel corso di tre missioni, per un totale di oltre 30 giorni, il veicolo ha percorso circa 1.500 miglia nautiche, restituendo oltre 135 GB di dati ad alta risoluzione sulle correnti e sulla colonna d’acqua. Le sue capacità operative – 2-3 nodi in regime sostenuto, con punte fino a 5 nodi – hanno consentito una raccolta dati affidabile anche in aree complesse.
Secondo Michelle Barnett, business development manager per l’ocean science di Sonardyne, la dimostrazione evidenzia che “il monitoraggio persistente e di lungo periodo dei sistemi oceanici più dinamici tramite USV, in alternativa ai tradizionali mezzi navali, è ormai una realtà”. Barnett ha aggiunto che la missione stabilisce “un precedente globale per rendere accessibili dati oceanici critici in modo coerente, con zero rischio per l’equipaggio, zero emissioni e un approccio replicabile su scala internazionale”.
I dati raccolti saranno ora utilizzati per approfondire la comprensione dei processi di circolazione oceanica e dei meccanismi climatici, inclusa la previsione delle onde di Rossby topografiche, potenziali fonti di pericolo per le attività offshore. Gli scienziati coinvolti sottolineano come questa metodologia offra un modello scalabile per l’osservazione oceanografica autonoma.
“Distribuire tecnologie avanzate come quelle di SeaTrac e Sonardyne è essenziale per ampliare la nostra conoscenza degli oceani”, ha dichiarato Hobie Boeschenstein, direttore delle operazioni e dello sviluppo commerciale di SeaTrac. “C’è ancora moltissimo da esplorare, e siamo orgogliosi di contribuire a far sì che gli scienziati possano studiare in sicurezza alcuni degli ambienti marini più impegnativi del pianeta”.
