“Ci è stata posta la domanda se il ciclone mediterraneo Harry non sia in fondo stato uno dei tanti cicloni mediterranei che periodicamente interessano la nostra Isola. A questa risposta si può rispondere prendendo in esame alcuni elementi, non tutti dei quali danno lo stesso responso“: è quanto afferma in una nota il SIAS – Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano, che fa il punto sull’evento che ha travolto l’isola per giorni. “Prendendo in esame le serie di dati della rete SIAS, che dal 2002 registra la velocità del vento in modo diffuso sul territorio regionale con 96 stazioni dotate di anemometro a 2 m di altezza dal suolo, in occasione di questo evento solo 5 stazioni su 96 hanno superato il loro record di raffica massima a 2 m dal suolo (Calascibetta (EN) 29,6 m/s, Corleone (PA) 24,2 m/s, Castelvetrano (TP) 20,5 m/s, Sclafani Bagni 20,4 m/s, Canicattì (AG) 20,3 m/s). La massima velocità, 36,0 m/s, ieri 20/01 è stata raggiunta dalla stazione Novara di Sicilia (ME), valore lontano dal massimo di 52,2 m/s del 12/11/2019. Del resto i valori di picco della raffica vengono in genere raggiunti in condizioni diverse, spesso legati a forte avvezione o a forte attività convettiva che nell’occasione di questo ciclone è stata relativamente limitata. Spesso gli eventi di vento estremi hanno carattere relativamente localizzato, restando confinati a singole zone o a versanti. Se guardiamo invece alla velocità media giornaliera, il numero di stazioni che hanno superato il valore massimo precedente della serie sale a 15“.
Il dato che appare più significativo, sottolinea il SIAS, “è quello della media regionale delle velocità del vento medie giornaliere, che risulta pari a 5,43 m/s nonostante dalla serie manchino i dati di due stazioni molto ventose, Salemi e Linguaglossa Etna Nord, quest’ultimo a causa del ghiaccio formatosi sul sensore“. A livello regionale infatti la giornata del 20 gennaio “appare come la giornata più ventosa di tutta la serie 2002-2026, superando ampiamente i maggiori eventi precedenti, incluso l’evento del 10 marzo 2012, causato da quel ciclone Athos rimasto nella memoria per i gravi danni procurati all’agricoltura. L’eccezionalità del dato, più che nell’intensità del vento, sta nella sua persistenza praticamente per l’intero giorno, unitamente alla sua distribuzione territoriale che, pur se disomogenea, ha interessato tutte le aree della regione. È interessante notare anche che nella classifica dei primi otto eventi è presente anche il primo dei due giorni in cui è stato attivo il ciclone, il giorno 19, a sottolineare non solo l’intensità ma anche la lunga durata dell’evento. Interessante anche notare che molti dei principali eventi non sono associati a cicloni mediterranei ma sono stati comunque relativamente frequenti in anni recenti. Anche nel caso della velocità del vento è molto arduo fare considerazioni per i decenni precedenti a quelli con dati disponibili e diffusi sul territorio. Tuttavia di questo evento si può certamente affermare che ha rivestito carattere di eccezionalità per gli ultimi 25 anni, al di là dei gravi impatti osservati“.
