Dal Brasile il segreto genetico dei supercentenari

Studi su persone oltre i 110 anni svelano varianti protettive e resilienza immunitaria straordinaria

Il Brasile potrebbe custodire chiavi genetiche ancora inesplorate per comprendere la longevità estrema. Una recente analisi pubblicata su Genomic Psychiatry, guidata da Mayana Zatz dell’Universidade de São Paulo, ha studiato oltre 160 centenari, tra cui 20 supercentenari con età validate. Tra loro, la suora Inah Canabarro Lucas, morta nel 2025 a 116 anni, e l’uomo vivente più anziano al mondo, oggi 113enne. La diversità genetica brasiliana, frutto di secoli di mescolanze tra popolazioni indigene, europee, africane e asiatiche, permette di individuare varianti protettive invisibili negli studi condotti su gruppi più omogenei. “I supercentenari di popolazioni geneticamente miste possono ospitare varianti protettive che non emergono negli studi tradizionali“, spiega Mateus Vidigal de Castro, primo autore dello studio.

Le analisi mostrano un sistema immunitario sorprendentemente efficiente, con meccanismi di autofagia e proteostasi simili a quelli di individui molto più giovani. Alcuni partecipanti hanno superato il Covid-19 nel 2020, sviluppando risposte anticorpali robuste nonostante l’età avanzata.

Secondo Zatz, comprendere questi individui significa non solo capire perché vivono più a lungo, ma come mantengono funzionalità e resilienza fino a età estreme. Inserire popolazioni geneticamente diverse nella ricerca è cruciale per costruire strategie di medicina di precisione e prevenzione mirata all’invecchiamento umano.