Dalla flotta commerciale alla proiezione militare: la Cina sperimenta navi mercantili armate e piattaforme per droni. Stando a recenti immagini satellitari diffuse da fonti OSINT (Open Source Intelligence), Pechino sta compiendo un ulteriore passo nella progressiva integrazione tra capacità civili e militari. Un mercantile cinese, identificato come Zhongda 79, è stato oggetto nelle ultime settimane di una riconfigurazione presso il cantiere di Hudong-Zhonghua, a Shanghai, rivelando un potenziale utilizzo duale che va ben oltre le consuete funzioni commerciali. Secondo le ricostruzioni, la nave – formalmente appartenente alla flotta mercantile – è stata equipaggiata con moduli containerizzati contenenti sistemi d’arma, tra cui lanciatori verticali (VLS), sensori radar e sistemi di difesa di punto. L’insieme, stimato in circa sessanta celle di lancio, suggerisce la possibilità di integrare capacità missilistiche paragonabili a quelle di unità militari leggere, pur mantenendo una configurazione esteriormente riconducibile a un cargo commerciale.
A rendere l’episodio particolarmente significativo è però la rapidità con cui l’allestimento è stato modificato. Nel giro di pochi giorni, parte dei moduli missilistici è stata rimossa per fare spazio a un sistema di lancio elettromagnetico modulare, disposto longitudinalmente sul ponte e realizzato attraverso segmenti installati su veicoli terrestri. Tale configurazione appare progettata per consentire il decollo assistito di velivoli senza pilota, inclusi droni da combattimento di concezione avanzata, assimilabili ai cosiddetti loyal wingman destinati a operare in coordinamento con piattaforme navali e aeree. Il contesto in cui queste modifiche sono state osservate non è secondario. La Zhongda 79 è stata documentata in prossimità della Type 076 “Sichuan”, la nuova nave d’assalto anfibio della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione, anch’essa dotata di una catapulta elettromagnetica per il lancio di droni e velivoli ad ala fissa leggeri.
La concomitanza temporale e spaziale rafforza l’ipotesi di una sperimentazione coordinata, volta a estendere il concetto di aviazione navale anche a piattaforme non convenzionali. Per gli analisti del settore, l’episodio si inserisce coerentemente nella dottrina cinese di fusione civile-militare, che mira a sfruttare la vastissima flotta commerciale nazionale come moltiplicatore di capacità in scenari di crisi o conflitto ad alta intensità.
La modularità dei sistemi osservati consente, in linea teorica, di trasformare rapidamente unità civili in assetti di supporto operativo, riducendo la necessità di schierare esclusivamente navi da guerra dedicate e ampliando il numero di piattaforme disponibili per operazioni di sorveglianza, interdizione o proiezione di forza. Inoltre, l’impiego di navi mercantili equipaggiate con armamenti avanzati complica la distinzione tra unità civili e militari, con potenziali implicazioni sul diritto marittimo internazionale e sulle regole di ingaggio in aree contese. In teatri sensibili come il Mar Cinese Meridionale o l’arco della prima e seconda catena di isole del Pacifico occidentale, simili piattaforme potrebbero offrire a Pechino opzioni di sorpresa e saturazione, difficili da contrastare con i tradizionali schemi di sorveglianza navale.
