L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica dai rilievi di terreno svolti dal personale INGV si conferma quanto riportato recentemente, ossia che la porzione del campo lavico compresa tra Rocca Musarra e Rocca Capra non risulta più alimentata e che i fronti lavici sono fermi e in fase di raffreddamento. A causa di condizioni meteorologiche avverse, al momento non è possibile definire lo stato di attività alle bocche. Il personale INGV non ha udito boati riconducibili ad attività esplosiva sommitale, suggerendo che l’attività esplosiva alla Voragine possa essersi conclusa.
Dal punto di vista sismico, “l’ampiezza media del tremore vulcanico permane nell’intervallo dei valori medi. La localizzazione del centroide delle sorgenti del tremore vulcanico risulta ubicata in prossimità del Cratere di Nord-Est nell’intervallo di profondità compreso tra 1800 e 2400 metri al di sopra del livello del mare. L’attività infrasonica risulta molto bassa, sebbene, a causa delle condizioni meteo, le serie temporali a disposizione potrebbero non risultare rappresentative della reale attività esplosiva prodotta dal vulcano. Le reti GNSS-HF e clinometrica non mostrano variazioni significative. Lo strainmeter DRUV mostra la lenta ripresa di una fase di compressione successiva alla fase di relativa stasi osservata durante la seconda parte della giornata del 6 Gennaio”, conclude la nota dell’INGV-OE.
Nonostante l’apparente tregua concessa dal vulcano attivo più alto d’Europa, l’allerta per l’aviazione, il VONA, rimane di colore arancione, il terzo livello di allarme su una scala di quattro, ma l’attuale attività dell’Etna non impatta sull’operatività dell’aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania.
Branca (INGV): “il fronte lavico è fermo e in raffreddamento”
“Il fronte della colata è fermo a quota 1.360 metri di quota ed è in raffreddamento, così come tutta la porzione a monte del campo lavico. Fino a dove c’è visibilità non si vedono flussi in avanzamento, quindi bisognerà verificare a questo punto con i dati satellitari se ancora c’è attività nella porzione più alta in corrispondenza delle bocche effusive però. E l’area frontale attualmente è tutto in raffreddamento”. Così il direttore del Dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Stefano Branca, dopo un sopralluogo sul fronte avanzato dell’Etna.
