L’acquisto della Groenlandia “sarebbe essenzialmente una grande operazione immobiliare”. Donald Trump lo ha ripetuto più volte sin dal 2019 ma quanto vale la Groenlandia?”, si legge sul Corriere della Sera. “Si stima che l’isola ospiti risorse minerarie per 4.400 miliardi: circa 1.700 miliardi di petrolio e gas – la cui estrazione è dal 2021 proibita per ragioni ambientali – e 2.700 miliardi di metalli, fra cui le preziosissime terre rare. L’Aaf calcola che il valore dei giacimenti attualmente sfruttabili dell’isola sia attorno ai 186 miliardi. Somma che non tiene però conto della possibilità che, una volta proprietari, gli Stati Uniti di Trump accelerino scavi e perforazioni al grido di «Drill, baby, drill». L’isola ha anche una posizione strategica nell’Artico che, con lo scioglimento dei ghiacci, sta diventando terreno di confronto fra potenze. Basandosi sui valori dell’Islanda – Paese simile alla Groenlandia per posizionamento geostrategico – l’Aaf stima un prezzo al chilometro quadro di 1,38 milioni che, applicato all’intero territorio groenlandese, porterebbe a un prezzo complessivo di 2.760 miliardi, circa il 9% del Pil americano e il 7% del suo debito pubblico.
Una somma enorme ma non fantascientifica, se si guarda ai precedenti storici. Per comprare la Louisiana dalla Francia nel 1803, gli Stati Uniti spesero 15 milioni, cifra pari al 3% del Pil di allora e a 890 miliardi odierni. Decisamente più convenienti per gli Usa furono gli acquisti della Florida dalla Spagna nel 1819 (5 milioni, 0,68% del Pil), dell’Alaska dalla Russia nel 1867 (7,2 milioni, 0,09% del Pil) e delle Isole Vergini Usa che furono vendute proprio dalla Danimarca per 25 milioni (0,04% del Pil) nel 1917″, si legge.
