Oggi, 13 gennaio 2026, ricorre l’anniversario di uno dei più gravi disastri naturali della storia italiana: il terremoto della Marsica del 1915. Alle 07:53 di quel 13 gennaio, una violenta scossa magnitudo 7.0 colpì il Centro Italia, con epicentro nella Piana del Fucino. Gli effetti furono devastanti, superiori all’XI grado della Scala Mercalli, in un’area appenninica che fino ad allora era ritenuta a bassa pericolosità sismica. In pochi secondi interi paesi furono rasi al suolo. La Marsica, densamente popolata, pagò un prezzo altissimo: oltre 30mila vittime. Avezzano fu praticamente cancellata, con meno di mille superstiti su più di 11mila abitanti. Perdite enormi si registrarono anche a Collarmele, San Benedetto dei Marsi, Paterno, Ortucchio, Gioia dei Marsi e in numerosi altri centri della Piana e della Valle del Liri. Nei mesi successivi, oltre mille repliche continuarono a scuotere una popolazione già stremata.
I soccorsi, ostacolati da neve e macerie, arrivarono lentamente. Solo all’alba del 14 gennaio le prime squadre da Roma e dall’Aquila raggiunsero Avezzano, mentre molti altri paesi rimasero isolati per giorni. In condizioni estreme operarono militari e volontari, con la Croce Rossa impegnata nell’allestimento di ospedali da campo.
A meno di un mese dalla tragedia, il sisma fu rapidamente oscurato dall’Italia proiettata verso la Grande Guerra.
