Ricorre oggi il 107° anniversario dell’apertura della Conferenza di pace di Parigi, uno degli eventi diplomatici più rilevanti del Novecento. Era il 18 gennaio 1919 quando, nella capitale francese, le potenze vincitrici della I Guerra Mondiale si riunirono per ridisegnare la carta geopolitica dell’Europa e definire i trattati di pace con gli Stati sconfitti del conflitto. La conferenza, conclusasi il 21 gennaio 1920, vide protagonisti leader destinati a segnare la storia, come il presidente statunitense Woodrow Wilson, il premier francese Georges Clemenceau e il primo ministro britannico David Lloyd George. Al centro dei negoziati vi furono temi cruciali: la nascita di nuovi Stati nazionali, la sorte dei territori degli imperi crollati e l’imposizione di pesanti condizioni alla Germania, sancite dal Trattato di Versailles.
A distanza di oltre un secolo, gli storici continuano a interrogarsi sull’eredità di quella conferenza. Se da un lato essa pose formalmente fine alla Grande Guerra, dall’altro seminò tensioni politiche, economiche e sociali che avrebbero contribuito allo scoppio del II conflitto mondiale.
