Un viaggio nel passato più remoto può cominciare nei luoghi più inaspettati. È quanto dimostra la scoperta del DNA di un rinoceronte lanoso vissuto circa 14.400 anni fa, recuperato non da ossa o fossili, ma dallo stomaco di un antico lupo dell’Era glaciale. Il predatore, rimasto intrappolato nel permafrost della Siberia nordorientale, ha custodito per millenni una minuscola traccia biologica che oggi permette agli scienziati di riscrivere la storia dell’estinzione di una delle specie simbolo del Pleistocene. Il risultato, pubblicato sulla rivista Genome Biology and Evolution, è frutto del lavoro del Centro di Paleogenetica di Stoccolma, guidato da Love Dalén, con il contributo di Camilo Chacón-Duque. Sequenziare un genoma così antico e degradato rappresenta una vera sfida tecnologica, ma l’impresa è riuscita: per la prima volta è stato ottenuto il DNA completo di un rinoceronte lanoso relativamente vicino al momento della sua scomparsa.
Il protagonista di questa storia è il rinoceronte lanoso (Coelodonta antiquitatis), un imponente erbivoro adattato ai climi freddi, ricoperto da una lunga e folta pelliccia. Le sue dimensioni erano paragonabili a quelle dell’attuale rinoceronte bianco: fino a 3-4 metri di lunghezza, circa 2 metri di altezza e un peso che poteva raggiungere le 3 tonnellate. Questa specie abitava vaste aree dell’Europa e dell’Asia settentrionale ed è sopravvissuta fino a circa 10mila anni fa.
Una volta ricostruito il genoma del rinoceronte “ritrovato” nello stomaco del lupo, i ricercatori lo hanno confrontato con quello di altri 2 esemplari più antichi, datati rispettivamente a circa 18mila e 49mila anni fa. L’obiettivo era capire se, nel corso del tempo, la specie avesse mostrato segni di declino genetico: accumulo di mutazioni dannose o aumento degli accoppiamenti tra individui strettamente imparentati, fenomeni che spesso precedono l’estinzione.
I risultati sono stati sorprendenti. Contrariamente a quanto ipotizzato in passato, il DNA non mostra tracce di un progressivo impoverimento genetico. Nessun segnale di lento declino, nessuna evidenza di una popolazione ormai “condannata” da problemi ereditari. Al contrario, il rinoceronte lanoso sembra essere rimasto geneticamente sano fino a poco prima della sua scomparsa.
Questa evidenza suggerisce un nuovo scenario: l’estinzione non sarebbe stata il risultato di un lungo e graduale collasso, ma di un crollo rapido e improvviso della popolazione. La causa più probabile? I grandi cambiamenti climatici che segnarono la fine dell’Era glaciale. Il riscaldamento globale di quel periodo trasformò profondamente gli ecosistemi, riducendo le vaste steppe fredde su cui il rinoceronte lanoso basava la propria sopravvivenza.
Lo studio non solo illumina il destino di una specie estinta, ma offre anche uno spunto di riflessione attuale. Comprendere come il clima possa influenzare in modo rapido e drastico la sopravvivenza delle specie aiuta a leggere con maggiore consapevolezza le sfide che la biodiversità affronta oggi, in un mondo nuovamente alle prese con cambiamenti climatici accelerati. In questo senso, il Dna custodito nello stomaco di un lupo preistorico diventa un messaggio dal passato, sorprendentemente attuale.
