Italia sismica, il report INGV: nel 2025 oltre 15mila terremoti, anche “negativi” e “ultra-profondi”

Il bilancio annuale dell’INGV evidenzia una lieve flessione dell'attività sismica complessiva. Tra le aree più attive si confermano la Sicilia, i Campi Flegrei e la persistente sequenza dell'Italia Centrale

L’Italia si conferma un territorio geologicamente vivace, seppur con un 2025 che ha fatto registrare numeri in leggera diminuzione rispetto al recente passato. Secondo l’approfondimento a cura di Maurizio Pignone e del TEAM di INGVterremoti, pubblicato sul blog ufficiale dell’istituto, “nel 2025 sono stati localizzati 15759 terremoti in Italia e nelle zone limitrofe“. L’attività di monitoraggio è stata incessante: i tecnici dell’INGV hanno analizzato in media “poco più di 43 eventi sismici al giorno, circa uno ogni 33 minuti“. Questo dato segna un calo di circa 1000 eventi rispetto al 2024, confermando un trend di stabilità che si mantiene tra i 16 e i 17 mila terremoti annui dal 2019.

La mappa della sismicità: il primato del Gargano e della Sicilia

Nonostante la diminuzione generale, nessuna regione è rimasta indenne. Il record energetico dell’anno spetta al Mar Adriatico: “Nel 2025 il terremoto più forte registrato in Italia è avvenuto nel Mar Adriatico, in area garganica“, con una magnitudo Mw 4.8 registrata il 14 marzo. L’evento ha fatto parte di una sequenza sismica attivata vicino al Lago di Lesina che ha prodotto risentimenti diffusi in tutto il Sud Italia.

Sul fronte della frequenza, la Sicilia detiene il primato per il maggior numero di eventi con magnitudo pari o superiore a 2.0 (ben 288), seguita da Campania e Calabria. Al contrario, la Sardegna si conferma la zona più stabile del Paese con soli 19 eventi localizzati, confermandosi, come riportato dalla fonte, “la regione d’Italia più lontana dalle fasce in deformazione degli Appennini e delle Alpi“.

Le sequenze storiche e la crisi dei Campi Flegrei

Un dato di grande interesse scientifico riguarda la persistenza della sequenza del Centro Italia, iniziata nel 2016. Nonostante siano passati nove anni, l’area di Amatrice-Visso-Norcia contribuisce ancora pesantemente al bilancio nazionale: “I suoi oltre cinquemila terremoti rappresentano una importante percentuale che supera il 30% di tutti i terremoti registrati” nel 2025, sebbene si tratti quasi esclusivamente di scosse di bassa energia.

Particolare attenzione è stata rivolta ai Campi Flegrei, dove la crisi bradismica in atto ha generato terremoti di magnitudo significativa. Il 2025 è stato l’anno con le magnitudo più elevate per quest’area: sono stati registrati “due eventi di magnitudo Md 4.6 avvenuti il 13 marzo (vicino a Bagnoli) e il 30 giugno (in mezzo al golfo)“, oltre ad altri 3 eventi con magnitudo uguale o superiore a 4.0.

Record e curiosità: dai terremoti “negativi” ai picchi di profondità

Il potenziamento della Rete Sismica Nazionale Integrata (RSNI) ha permesso di rilevare dettagli altrimenti invisibili. Nel 2025 sono stati localizzati eventi con magnitudo pari a 0.0 e persino “6 eventi di magnitudo negativa (fino a -0.3)” nelle zone di Perugia e Macerata. Questo è possibile grazie a reti estremamente fitte come quella del progetto Taboo o AdriaArray. Un terremoto con magnitudo negativa è un evento sismico estremamente piccolo, talmente debole da non poter essere avvertito dall’uomo, ma che può essere rilevato solo da sismografi moderni e molto sensibili posizionati nelle immediate vicinanze dell’epicentro. Nonostante il segno “meno” possa trarre in inganno, un terremoto simile non significa “assenza di energia” o un evento che avviene “al contrario”, ma indica semplicemente una quantità di energia sprigionata molto bassa, inferiore a quella presa come riferimento per lo zero della scala.

Tra le curiosità segnalate da Maurizio Pignone e dal team INGVterremoti:

  • L’evento più profondo: registrato il 18 novembre al largo della costa campana a 450 km di profondità. Un fenomeno raro legato allo “slab” di litosfera oceanica che sprofonda nel mantello sotto il Tirreno;
  • Primo e ultimo: il primo sisma dell’anno è avvenuto nelle Marche (magnitudo 1.1) un’ora dopo il brindisi di Capodanno; l’ultimo in Toscana, a Sansepolcro, alle 23:10 del 31 dicembre.

In conclusione, il 2025 non ha presentato eventi distruttivi (magnitudo ), ma la costante attività sismica ribadisce l’importanza di una sorveglianza h24 e di una cultura della prevenzione sempre vigile su tutto il territorio nazionale.

Le infrastrutture di ricerca dell’Ente, prima fra tutte la Rete Sismica Nazionale (RSN), consentono alle nostre Sale Operative di svolgere quotidianamente il servizio di sorveglianza sismica del nostro Paese”, spiega Salvatore Stramondo, Direttore del Dipartimento Terremoti dell’INGV. “Va ricordato che i dati acquisiti dalla RSN sono un patrimonio inestimabile, condiviso con tutta la comunità scientifica, su cui i sismologi possono costruire un costante avanzamento delle conoscenze scientifiche”.

La sismicità del 2025 è raccolta in una mappa interattiva disponibile sul Blog INGVterremoti: per ciascun evento è possibile conoscere i principali parametri (magnitudo, profondità, area epicentrale); per quelli più forti sono disponibili anche le mappe di scuotimento (Shakemaps) che evidenziano l’impatto del terremoto sul territorio.

sismicità italia 2025
Grafico della sismicità in Italia e nelle aree limitrofe dal 2012 al 2025. Le colonne in blu mostrano tutti gli eventi localizzati, le colonne in rosso solo quelli di magnitudo M ≥ 2.0. Il picco del 2016 e del 2017 è collegato alla sequenza del Centro Italia, iniziata con il terremoto di Accumoli del 24 agosto 2016. Il numero di eventi localizzati e disponibili sul portale terremoti.ingv.it può variare negli anni a seguito dell’analisi e revisione da parte degli analisti sismologi del Bollettino Sismico Italiano dell’INGV