L’ESA verso le stelle con nuovi razzi, costellazioni e astronauti: il 2026 sarà l’anno dei record spaziali

Sessantacinque lanci, nuove costellazioni, astronauti in orbita e un budget in crescita: l’Agenzia Spaziale Europea accelera come mai prima d’ora

L’Europa spaziale accelera come non mai e si prepara a scrivere una nuova pagina della sua storia orbitale. Il 2026 si profila come un anno spartiacque per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che punta a realizzare 65 lanci di satelliti e missioni, un traguardo che rappresenta il massimo storico assoluto per l’organizzazione. Un risultato che non nasce dal caso, ma da una strategia di lungo periodo fondata su investimenti crescenti, innovazione tecnologica e rafforzamento dell’autonomia industriale europea nello Spazio. Dopo aver già superato se stessa nel 2025 con 46 lanci, l’ESA alza ulteriormente l’asticella, dimostrando come lo Spazio sia diventato un settore chiave non solo per la ricerca scientifica, ma anche per l’economia, la sicurezza, l’osservazione del clima e il posizionamento geopolitico del continente. In questo scenario, razzi di nuova generazione, costellazioni di satelliti e missioni umane convergono in un’unica direzione: rendere l’Europa uno dei protagonisti assoluti della nuova corsa allo spazio.

Ariane 6, il cuore della rinascita europea nello Spazio

Al centro di questa accelerazione c’è Ariane 6, il nuovo lanciatore pesante europeo. Dopo i 4 voli effettuati nel 2025, l’obiettivo dichiarato è raddoppiare la cadenza, dimostrando l’affidabilità di un sistema considerato strategico per l’autonomia spaziale europea. In soli 17 mesi dal volo inaugurale, Ariane 6 ha già completato cinque lanci: un ritmo definito nella conferenza stampa odierna dallo stesso Josef Aschbacher, amministratore delegato dell’Agenzia Spaziale Europea, “senza precedenti” per un razzo di questa classe.

Passando in rassegna l’attività nel 2025 e i progetti per il 2026, Aschbacher ha spiegato che un passaggio chiave sarà il debutto, quest’anno, della versione più potente Ariane 64, dotata di quattro propulsori solidi. Questo lancio, rinviato dal 2025, è cruciale anche sul piano commerciale, perché consentirà di rispettare grandi contratti internazionali, come quello per la costellazione Kuiper di Amazon. Guardando oltre, Arianespace prevede di arrivare a 9-10 lanci annui, consolidando la competitività europea nel mercato globale.

È, inoltre, confermato che ci sarà il primo test generale di caduta dello Space rider. Nel 2026 al via anche la missione Celeste, il programma Leo-Pnt dell’Agenzia Spaziale Europea che affiancherà Galileo, mentre Ers verrà implementato.

Nuove lanciatrici e competizione industriale europea

Accanto ai vettori già operativi – Ariane 6 e Vega C – l’ESA sta investendo nel futuro con una gara industriale per sviluppare nuove capacità di lancio sovrane. Tra i candidati figurano aziende di punta del nuovo spazio europeo: la spagnola PLD Space con il razzo Miura, le tedesche Isar Aerospace e Rocket Factory, la francese MaiaSpace e la britannica Orbex. Un ecosistema dinamico che rafforza l’indipendenza tecnologica dell’Europa.

Osservare la Terra come mai prima: 48 satelliti in un solo anno

Il vero balzo quantitativo arriverà però dall’osservazione della Terra. Nel 2026 l’ESA passerà da 22 a 48 satelliti lanciati, un record assoluto nel settore. Spiccano i 33 satelliti della costellazione Iride, promossa dal Governo italiano, affiancati da satelliti greci, dalla missione meteorologica MTG Metop, da un nuovo Sentinel e dalla missione Flex. Una rete orbitale che rafforzerà il monitoraggio climatico, ambientale e di sicurezza, rendendo l’Europa un attore centrale nella conoscenza del pianeta.

In Italia, in Sicilia, inizierà l’attività del telescopio Flyeye 1, primo elemento di una rete internazionale per osservare il cielo e potenziali pericoli. È inoltre previsto, nel 2026, l’arrivo in prossimità dell’asteroide Didymos della missione Hera per studiare l’impatto sul corpo celeste della missione Dart della NASA. È poi atteso il rientro sulla Terra dei satelliti 3 e 4 della missione Cluster.

Esplorazione umana e cooperazione internazionale

Il 2026 sarà memorabile anche sul fronte umano: il 15 febbraio è previsto il lancio della astronauta francese Sophie Adenot verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Un simbolo della continuità europea nell’esplorazione con equipaggio, affiancata da 15 missioni già operative e 12 in preparazione nel campo dell’esplorazione spaziale.

Nonostante le incertezze legate ai tagli di bilancio della NASA decisi dall’amministrazione Trump, Aschbacher ha riconosciuto un impatto sui programmi congiunti, ribadendo però che la collaborazione transatlantica resta solida. Massima attenzione al modulo di servizio europeo per il ritorno sulla Luna, previsto nell’ambito del programma Artemis guidato dalla NASA. “C’è un forte impegno sia europeo che statunitense per Artemis”, spiegano dall’ESA, rispondendo a chi chiedeva conto dell’impatto dei tagli operati dall’amministrazione di Donald Trump al budget della NASA. “Anche per il Gateway – sottolinea Aschbacher – lavoriamo gomito a gomito con la NASA“. Ancora nessun nome per gli astronauti europei, di cui uno italiano, che comporranno l’equipaggio di una delle missioni Artemis in direzione della Luna.

Niente da fare, invece, per Mars Sample Return, la missione che avrebbe dovuto portare sulla Terra dei campioni di terra marziana: i tagli l’hanno affossata. “Riorganizzeremo il nostro contributo alla missione verso altro, per future missioni sempre verso Marte“, dicono. Sono invece confermati i contributi per il rover Rosalind Franklin di ExoMars, atteso per il 2028. Il 2026 sarà anche l’anno in cui la missione Bepi Colombo arriverà su Mercurio.

Un investimento senza precedenti per il futuro

A sostenere questa corsa allo Spazio c’è un impegno finanziario imponente. Il budget ESA per il 2026 ammonta a 8,26 miliardi di euro, provenienti in larga parte dagli Stati membri. Lo sguardo però è già proiettato oltre: i 23 Paesi membri hanno approvato a novembre un finanziamento di 22,1 miliardi di euro per il periodo 2026-2028, con un aumento del 31% in termini assoluti.

Numeri, missioni e visione convergono in un messaggio chiaro: l’Europa spaziale è entrata in una nuova era, più ambiziosa, più autonoma e decisamente più vicina alle stelle.