Nel cuore dell’Appennino centrale, Campo Imperatore sta attraversando una fase nivometrica di assoluto rilievo, che lo riporta al centro dell’attenzione meteorologica e scientifica nazionale. L’altopiano del Gran Sasso, tra la fine del 2025 e le prime settimane del 2026, è stato interessato da una sequenza quasi continua di irruzioni fredde e sistemi perturbati, capaci di mantenere condizioni pienamente invernali alle quote più elevate, senza pause miti significative. Il risultato è un accumulo nevoso eccezionale, che in diversi settori supera abbondantemente i tre metri di neve al suolo.
Le nevicate più intense si sono concentrate oltre i 1.800–2.000 metri, dove temperature costantemente negative hanno impedito assestamenti e fusioni. I dati ufficiali e le osservazioni di campo confermano episodi di straordinaria intensità: in alcune fasi sono caduti oltre 100 centimetri di neve in 24 ore, valori che da soli spiegano la rapidità con cui il manto nevoso ha raggiunto spessori fuori dall’ordinario. A queste nuove precipitazioni si è sommata una base già consistente, portando lo spessore totale ben oltre i due metri su vaste porzioni dell’altopiano.

In aree particolarmente esposte al trasporto eolico – come canaloni, conche e settori sottovento – le misurazioni locali evidenziano accumuli ancora maggiori, con muri di neve che sfiorano o superano i 3–3,5 metri. Le immagini provenienti da Campo Imperatore mostrano edifici e infrastrutture letteralmente “inghiottiti” dalla neve, con strutture circondate da pareti bianche alte quanto un piano di un edificio. Si tratta di uno scenario che, pur non essendo uniforme su tutto l’altopiano, rientra pienamente nella dinamica tipica degli inverni più severi del Gran Sasso.
È fondamentale distinguere tra lo spessore medio riportato nei bollettini ufficiali e i valori estremi rilevati in punti specifici: questi ultimi non rappresentano l’intera area, ma testimoniano quanto vento e morfologia possano amplificare localmente gli accumuli. Dal punto di vista della sicurezza, un manto così abbondante e recente comporta un rischio valanghe elevato, soprattutto sui versanti più carichi e instabili. Per questo motivo, l’area richiede massima prudenza da parte di escursionisti, sciatori e operatori, in un contesto che resta affascinante ma potenzialmente molto pericoloso.
Campo Imperatore si conferma così non solo come simbolo dell’inverno appenninico, ma anche come un vero laboratorio naturale per lo studio degli eventi nivologici estremi, sempre più centrali nell’analisi del clima montano italiano.
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