Meteo, Vortice Polare nuovamente in crisi: riscaldamento stratosferico pronto a cambiare l’inverno in Europa e USA tra fine gennaio e febbraio

La stratosfera torna protagonista: segnali di un nuovo disturbo del Vortice Polare da metà gennaio, inverno tutt'altro che chiuso

La seconda metà di gennaio 2026 potrebbe segnare una svolta importante nella circolazione atmosferica emisferica. Le più recenti analisi modellistiche convergono verso lo sviluppo di un nuovo riscaldamento stratosferico, un evento capace di indebolire il Vortice Polare e di modificare in modo sostanziale il tempo su Stati Uniti, Canada ed Europa tra fine gennaio e l’inizio di febbraio. Non si tratta di un semplice dettaglio tecnico: quando la stratosfera entra in gioco, gli effetti possono propagarsi per settimane, condizionando l’assetto delle correnti e favorendo discese di aria fredda verso le medie latitudini.

Perché il Vortice Polare è così importante

Il Vortice Polare è una vasta struttura di venti occidentali che, durante l’inverno, avvolge l’Artico dalla troposfera fino alla stratosfera. Quando è forte e compatto, agisce come una barriera, confinando il freddo intenso alle alte latitudini. Quando invece viene disturbato, deformato o rallentato, questa barriera si indebolisce e l’aria artica può scivolare verso sud, raggiungendo Nord America ed Europa con ondate di freddo anche marcate.

Vortice Polare 1° gennaio

I segnali in arrivo dalla stratosfera

All’inizio di gennaio si è osservato un temporaneo tentativo di ricompattamento del vortice alle alte quote, con un aumento dei venti zonali. Tuttavia, questo rafforzamento appare destinato a durare poco. Nuove onde di calore in risalita dal Pacifico stanno già interferendo con la struttura del vortice, avviando un processo tipico delle fasi che precedono un riscaldamento stratosferico.

Le simulazioni indicano la formazione di un anticiclone stratosferico e anomalie termiche molto elevate alle quote superiori, con scarti anche di 20–30 °C rispetto alla media. Pur non configurandosi come un major warming classico, la deformazione del vortice potrebbe risultare significativa.

Dalla stratosfera alla troposfera: il passaggio chiave

Il punto cruciale è la propagazione verso il basso del segnale stratosferico. Tra i 50 e i 100 hPa, i modelli mostrano un vortice sempre più allungato e spostato, accompagnato da un progressivo indebolimento dei venti occidentali. Questo è spesso il preludio a un cambio di regime in troposfera, con maggiore ondulazione delle correnti e un aumento delle incursioni fredde verso sud entro la metà di gennaio.

Possibili effetti su America ed Europa

Le proiezioni a scala emisferica delineano uno schema tipico delle fasi post-disturbo polare:

  • Nord America esposto a ripetute irruzioni di aria artica, soprattutto tra Canada orientale e Stati Uniti centro-orientali;
  • Europa coinvolta in una circolazione più dinamica, con fasi fredde alternate a temporanei richiami miti, ma con maggiore probabilità di scambi meridiani rispetto alla norma.

Uno scenario che può durare settimane

Secondo le indicazioni degli ensemble ECMWF e del modello stagionale CanSIPS, il vortice tenderà a riorganizzarsi con il suo nucleo principale sul Canada orientale, mantenendo attivo un corridoio di aria fredda verso il Nord America e, a tratti, anche verso l’Europa. Questo tipo di assetto è coerente con una fase invernale persistente, potenzialmente in grado di influenzare il tempo per buona parte di febbraio.

Il possibile riscaldamento stratosferico di metà gennaio 2026 non va letto come un singolo episodio, ma come l’avvio di una fase atmosferica più instabile e dinamica. Se il segnale verrà confermato, l’inverno potrebbe entrare nella sua parte più interessante, con effetti concreti su scala continentale e un ruolo centrale del Vortice Polare nel determinare le sorti meteo delle prossime settimane.