Odissea nello Spazio cinese: rientrata la capsula colpita da detriti

Dopo nove mesi in orbita e un danneggiamento causato da detriti spaziali, la capsula senza equipaggio è rientrata a Terra, mettendo alla prova i protocolli di sicurezza e le nuove tecnologie di recupero della CNSA

Lunedì 19 gennaio il programma spaziale cinese ha scritto una nuova pagina della sua storia, portando a termine la sua prima operazione di emergenza in orbita. La capsula Shenzhou 20, rimasta agganciata alla stazione spaziale Tiangong per ben 270 giorni, è atterrata con successo nel sito di Dongfeng, nella Mongolia Interna, segnando la fine di una missione che ha tenuto col fiato sospeso i tecnici della China National Space Administration (CNSA).

Il pericolo detriti: il danno all’oblò

Quello che doveva essere un normale avvicendamento si è trasformato in un test di gestione del rischio senza precedenti. Il rientro della Shenzhou 20 era stato infatti rimandato a causa di una crepa di circa 2 cm individuata sul vetro dell’oblò, probabilmente causata dall’impatto con un frammento di detrito spaziale.

La struttura dell’oblò delle capsule Shenzhou è estremamente complessa e si compone di 3 strati:

  • Strato esterno: resistente al calore e progettato per sopportare l’ablazione termica durante il rientro atmosferico;
  • Strato intermedio: progettato per reggere la pressione;
  • Strato interno: di protezione, fondamentale per l’ermeticità.

Poiché gli strati interni hanno una resistenza termica inferiore alla metà di quello esterno, i tecnici hanno stabilito che il rischio per gli astronauti era troppo elevato. Seguendo il principio “la vita e la sicurezza prima di tutto“, l’equipaggio della Shenzhou 20 è rientrato sulla Terra lo scorso novembre a bordo della capsula Shenzhou 21, lasciando la 20 vuota in orbita.

Una riparazione “fai-da-te” a 400 km di altezza

Per garantire che la capsula vuota potesse comunque rientrare intatta per analisi future, la CNSA ha messo in atto una procedura straordinaria. È stato inviato in orbita un dispositivo di riparazione per crepe, installato dagli astronauti dall’interno della capsula. Questo intervento ha migliorato la sigillatura e la protezione termica della Shenzhou 20, permettendole di affrontare indenne l’inferno di fuoco del rientro atmosferico.

Tecnologia e gelo: un recupero senza precedenti

Il recupero avvenuto lunedì non è stato solo un successo ingegneristico, ma anche logistico. Il comandante Xu Peng ha sottolineato come la missione abbia affrontato sfide uniche:

  • Temperature estreme: è stata la prima volta che il sito di Dongfeng ha operato nella stagione più fredda dell’anno, richiedendo equipaggiamenti speciali per il personale di ricerca;
  • Addio elicotteri: per la prima volta, la ricerca non ha coinvolto unità aeree con equipaggio, ma si è affidata interamente a droni e veicoli terrestri senza pilota (UGV);
  • Il problema del paracadute: senza astronauti a bordo per azionare i comandi manuali di distacco, il paracadute principale non si è separato automaticamente all’atterraggio. Le squadre a terra hanno dovuto raggiungere rapidamente la capsula per tagliare i cavi ed evitare che il vento la trascinasse sul terreno.

Un passeggero speciale e il futuro delle missioni

All’interno della capsula non c’erano persone, ma un “veterano” d’eccezione: una tuta spaziale per attività extraveicolari ormai in pensione. La tuta ha servito per oltre 4 anni (superando ampiamente la sua vita utile), supportando 11 astronauti cinesi in 20 diverse passeggiate spaziali.

Il successo di questa operazione conferma l’efficacia del modello cinese del “backup a rotazione”: per ogni missione lanciata, una seconda navetta è sempre pronta a terra per un lancio di emergenza. In questo caso, la Shenzhou 22 è stata preparata e lanciata in soli 16 giorni.

Mentre la Shenzhou 20 viene analizzata dagli scienziati per comprendere meglio l’effetto degli impatti dei detriti, la Cina guarda già avanti: la navetta Shenzhou 23 è già arrivata al centro di lancio di Jiuquan, pronta a garantire la continuità della presenza umana sulla stazione Tiangong.