Pompei e l’acqua: dalle profondità dei pozzi all’acquedotto augusteo

Nuove ricerche rivelano come l’evoluzione del sistema idrico abbia trasformato le terme e l’igiene urbana della città sepolta dal Vesuvio

Le terme pubbliche di Pompei e l’intero sistema idrico cittadino hanno subito una profonda trasformazione tra la tarda età repubblicana e il periodo augusteo, passando da pozzi profondi a un acquedotto stabile. È quanto emerge da uno studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Gli archeologi Gul Surmelihindi, Cees Passchier e colleghi hanno analizzato le incrostazioni di carbonato di calcio conservate in pozzi, terme e infrastrutture idriche della città, combinando osservazioni archeologiche con studi geochimici sugli isotopi stabili e sugli elementi in traccia. I risultati mostrano che in una fase iniziale l’acqua veniva sollevata da pozzi profondi fino a 40 metri, con macchine manuali, e spesso le vasche delle Terme Repubblicane erano contaminate, indicando scarso ricambio idrico.

La costruzione dell’acquedotto in età augustea, tra il 27 a.C. e il 14 d.C., rappresentò una svolta decisiva: una fonte continua e più sicura permise l’ampliamento delle terme e un miglioramento dell’igiene urbana. Secondo gli autori, lo studio dimostra come l’analisi dei depositi minerali possa offrire una finestra unica sulla vita quotidiana e sulle pratiche sociali di Pompei, evidenziando il ruolo centrale delle terme nella cultura urbana della città romana.