Grazie a una combinazione senza precedenti di dati satellitari, gli scienziati sono riusciti a seguire quasi ininterrottamente l’evoluzione di una regione solare attiva per oltre tre mesi, stabilendo un nuovo record nelle osservazioni del Sole. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista ‘Astronomy & Astrophysics’ da un team internazionale guidato da ricercatori del ETH Zurich. Il Sole ruota su se stesso in circa 28 giorni e, dalla Terra, una regione attiva può essere osservata solo per una quindicina di giorni, prima di scomparire sul lato nascosto. Questa limitazione è stata superata grazie alla missione Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea, che orbita attorno al Sole ogni sei mesi e consente di osservare anche la faccia non visibile dal nostro pianeta.
Tra aprile e luglio 2024, la sonda ha monitorato una delle regioni solari più attive degli ultimi vent’anni, identificata come NOAA 13664. Nel maggio 2024, quando la regione è tornata visibile dalla Terra, ha generato le più intense tempeste geomagnetiche dal 2003, dando origine anche a spettacolari aurore boreali osservabili fino alle medie latitudini europee.
Lo studio
Per ricostruire l’intero ciclo di vita della regione, i ricercatori hanno combinato le osservazioni di Solar Orbiter con quelle del satellite Solar Dynamics Observatory della NASA, che osserva costantemente il Sole dalla linea Terra-Sole. In questo modo è stato possibile seguire NOAA 13664 quasi senza interruzioni per 94 giorni, dalla sua comparsa sul lato nascosto il 16 aprile 2024 fino al suo decadimento dopo il 18 luglio.
“Si tratta della più lunga sequenza continua mai ottenuta per una singola regione attiva solare: una vera pietra miliare per la fisica solare“, spiega Ioannis Kontogiannis, coautore dello studio.
I dati mostrano come il campo magnetico della regione si sia sviluppato attraverso tre rotazioni solari, diventando progressivamente più complesso fino a generare un’intensa eruzione il 20 maggio 2024, avvenuta sul lato nascosto del Sole.
Le regioni solari attive sono caratterizzate da campi magnetici molto intensi e disordinati, che possono innescare brillamenti ed espulsioni di plasma nello spazio. Oltre a produrre aurore, questi eventi possono causare gravi problemi alle infrastrutture tecnologiche: blackout elettrici, interruzioni delle comunicazioni, danni ai satelliti e disturbi ai sistemi di navigazione e trasporto.
Verso previsioni del meteo spaziale più affidabili
“È un promemoria del fatto che il Sole è l’unica stella che influenza direttamente la nostra vita quotidiana – osserva Louise Harra, altra autrice dello studio – capire come si formano e si evolvono queste regioni è essenziale per migliorare le previsioni del cosiddetto ‘meteo spaziale'”.
Secondo i ricercatori, osservazioni di questo tipo potranno contribuire a rendere più affidabili le previsioni delle tempeste solari, aiutando a proteggere reti elettriche, satelliti e altri sistemi sensibili.
Tuttavia, resta ancora difficile prevedere con precisione quando e con quale intensità avverrà un’eruzione. Per colmare questo divario, l’ESA sta sviluppando una nuova missione dedicata, chiamata Vigil, il cui lancio è previsto per il 2031.
