La questione della Groenlandia torna prepotentemente al centro dell’agenda geopolitica della Casa Bianca. Con una mossa che scuote gli equilibri diplomatici tra le due sponde dell’Atlantico, il presidente Donald Trump ha ribadito la sua volontà di annettere l’isola, definendola un tassello imprescindibile per la stabilità internazionale. Parlando per circa 40 minuti con i reporter a bordo dell’Air Force One, il Tycoon ha lanciato un messaggio diretto a Bruxelles: “L’UE ha bisogno che noi abbiamo la Groenlandia. Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, è così strategica. In questo momento la Groenlandia è piena di navi russe e cinesi ovunque e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene“.
Secondo la visione di Trump, l’attuale gestione danese non sarebbe più sufficiente a garantire la protezione di un’area sempre più contesa. Il Presidente ha denunciato una massiccia presenza di navi russe e cinesi nelle acque artiche, sostenendo che la Danimarca non sia in grado di far fronte a tale pressione. Con il suo consueto stile provocatorio, Trump ha ironizzato sulle capacità difensive di Copenaghen, scherzando sul fatto che la sicurezza dell’isola sarebbe stata potenziata soltanto con l’aggiunta di “una slitta trainata da cani“.
Questa nuova offensiva diplomatica arriva sulla scia dell’intervento militare statunitense in Venezuela, segno di una politica estera sempre più assertiva che vede nella Groenlandia un avamposto cruciale. L’isola, pur contando poco più di 55mila abitanti, rappresenta infatti il cuore nevralgico per il controllo delle rotte polari e per la sicurezza dell’intero asse euro-atlantico. Oltre alla posizione geografica, a fare gola a Washington è l’immenso potenziale legato alle risorse minerarie ed energetiche di cui Nuuk è ricca.
La reazione del Regno di Danimarca non si è fatta attendere. Il premier Mette Frederiksen ha più volte respinto con fermezza ogni ipotesi di annessione, difesa dalla struttura costituzionale che lega Copenaghen, le Far Oer e la Groenlandia sotto la corona di re Federico XI. Sebbene l’Assemblea nazionale, il Folketing, veda una schiacciante maggioranza di rappresentanti danesi, la Groenlandia ha intrapreso da decenni un percorso di crescente autonomia.
Dalla legge sull’autogoverno del 2009, i groenlandesi hanno ottenuto ampie competenze in materia economica e sociale, ma soprattutto il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione. Mentre Copenaghen continua a detenere il controllo formale su difesa e politica estera, le parole di Trump aprono un fronte di tensione inedito: la sfida del Tycoon non riguarda solo la sovranità danese, ma interroga direttamente l’Unione Europea sulla sua capacità di proteggere i propri confini settentrionali senza l’ombra – o il controllo diretto – degli Stati Uniti.
