“Abbiamo rischiato una tragedia”: la NASA rompe il silenzio sul fallimento di Starliner

L’agenzia spaziale riclassifica ufficialmente il volo di Wilmore e Williams come "Incidente di Tipo A": la stessa categoria dei disastri del Challenger e del Columbia

Quello che doveva essere un trionfale ritorno dell’industria aerospaziale americana si è rivelato, a porte chiuse, uno dei momenti più bui e rischiosi della storia recente dell’esplorazione spaziale. Dopo mesi di dichiarazioni rassicuranti, la NASA ha ammesso che il Crew Flight Test (CFT) della capsula Starliner di Boeing, lanciato nel giugno 2024, è stato un “incidente di Tipo A“. Si tratta della classificazione più grave prevista dal protocollo, riservata a eventi che causano danni superiori ai 2 milioni di dollari o, peggio, la perdita del controllo del volo. Mentre gli astronauti Butch Wilmore e Suni Williams hanno trascorso 9 mesi in un limbo orbitale sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prima di tornare a casa lo scorso marzo a bordo di una capsula SpaceX, l’opinione pubblica è rimasta all’oscuro della reale gravità della situazione: i propulsori della Starliner non hanno solo “balbettato”, ma hanno causato la perdita temporanea del controllo sui 6 gradi di libertà (6DoF, Six Degrees of Freedom, in questo contesto la capacità di mantenere con precisione l’orientamento e la traiettoria desiderati), rendendo l’attracco un’operazione ad altissimo rischio che solo per un soffio non si è trasformata in una catastrofe.

La conferenza stampa

Durante la conferenza stampa tenutasi il 19 febbraio 2026, i vertici della NASA non hanno usato mezzi termini. L’amministratore Jared Isaacman ha rivelato il contenuto di una lettera inviata a tutti i dipendenti dell’agenzia, sottolineando come la missione sia stata a un passo dal disastro.

I problemi non si sono limitati alla fase di andata:

  • Perdita di controllo: durante l’avvicinamento alla ISS, la capsula ha perso la capacità di mantenere orientamento e traiettoria precisi;
  • Guasti al rientro: anche durante il ritorno (avvenuto senza equipaggio a settembre), il modulo ha subito un guasto imprevisto alla propulsione e ha mostrato una preoccupante mancanza di “tolleranza ai guasti”;
  • Costi esorbitanti: tra ritardi e missioni di recupero, il danno economico ha ampiamente superato la soglia critica per la classificazione di Tipo A.

È stato un evento davvero impegnativo nella nostra storia recente“, ha dichiarato Amit Kshatriya, amministratore associato della NASA, durante la conferenza stampa. “Abbiamo rischiato di avere una giornata davvero terribile“.

Vale la pena ribadire ciò che dovrebbe essere ovvio: in quel momento, se fossero state prese decisioni diverse, se i propulsori non fossero stati recuperati o se l’attracco non fosse riuscito, l’esito di questa missione avrebbe potuto essere molto, molto diverso“, ha evidenziato Isaacman.

Il peso della reputazione sopra la sicurezza

L’aspetto forse più inquietante della vicenda riguarda il ritardo con cui questa verità è emersa. Isaacman ha ammesso che la classificazione iniziale era stata edulcorata per non affossare definitivamente il programma Starliner.

La preoccupazione per la reputazione del programma ha influenzato le decisioni“, ha dichiarato Isaacman. “L’impegno programmatico ha superato ogni ragionevole equilibrio e ha messo a rischio la missione, l’equipaggio e il programma spaziale americano in modi che non erano stati pienamente compresi al momento in cui le decisioni furono prese. Ciò ha creato una cultura di sfiducia che non potrà mai più ripetersi, e la leadership dovrà assumersi le proprie responsabilità“.

Questa ammissione punta il dito contro una “cultura della sfiducia” che la NASA promette ora di eradicare attraverso una nuova linea di responsabilità nella leadership.

Quale futuro per Boeing nello Spazio?

Nonostante SpaceX continui a essere il “taxi” di fiducia per l’orbita bassa dal 2020, la NASA non può permettersi di rinunciare a Boeing. La strategia statunitense prevede infatti la ridondanza: avere 2 fornitori diversi garantisce l’accesso allo Spazio anche in caso di blocco di uno dei due sistemi.

Tuttavia, la strada per Starliner è in salita:

  1. Stop ai voli con equipaggio: nessun astronauta salirà a bordo finché ogni singolo problema ai propulsori non sarà risolto;
  2. Missione cargo: in test senza equipaggio è previsto non prima di aprile 2026;
  3. Corsa contro il tempo: con la ISS destinata al pensionamento (e alla distruzione controllata nel Punto Nemo) entro il 2030, la finestra di utilità per la capsula di Boeing si sta chiudendo rapidamente.

L’obiettivo finale rimane quello di alimentare l’economia orbitale con stazioni spaziali commerciali, ma dopo questo “incidente di Tipo A”, la fiducia dei futuri turisti e scienziati spaziali verso il colosso Boeing dovrà essere ricostruita da zero.