Anche nelle città più ricche del Nord globale, l’accesso all’acqua sicura non è scontato, e questa carenza limita la capacità delle famiglie di affrontare ondate di calore estremo. A rivelarlo è uno studio pubblicato su npj Urban Sustainability a guida di Hug March della Universitat Oberta de Catalunya, con la collaborazione di Katie Meehan del King’s College London, Elena Domene, Mar Satorras e David Sauri’. La ricerca mette in luce come l’acqua domestica rappresenti uno strumento chiave per il raffrescamento: oltre a idratare, aiuta a ridurre la temperatura corporea e quella degli ambienti. Per chi non può permettersi l’aria condizionata, l’acqua diventa “l’aria condizionata dei gruppi socioeconomicamente più vulnerabili“, come sottolinea March.
In città come Barcellona, fare la doccia, frequentare piscine pubbliche o utilizzare fontane è una strategia diffusa per contrastare il caldo nelle aree socialmente fragili. Tuttavia, costi elevati e tariffe in aumento – a Portland potrebbero arrivare a 2.400 dollari entro il 2030 – costringono molte famiglie a limitare il consumo, accentuando una “povertà sistemica del raffrescamento”.
Gli autori invitano le amministrazioni urbane a integrare la sicurezza idrica nelle politiche di giustizia climatica, assicurando che acqua sicura e accessibile diventi un diritto centrale per garantire resilienza e ridurre le disuguaglianze sociali di fronte al caldo estremo.
