Le aziende Tenaz Energy e One-Dyas prevedono di ampliare sensibilmente la produzione di gas nel Mare del Nord, con progetti che interessano anche una riserva naturale in acque tedesche. È quanto emerge da una presentazione agli investitori di Tenaz Energy, citata dal quotidiano Handelsblatt. La mappa diffusa mostra sei giacimenti di gas sul lato tedesco della zona di confine con i Paesi Bassi, tutti localizzati nella riserva di Borkum Riffgrund. Le due società, rispettivamente canadese e olandese, intendono sfruttarli per incrementare la produzione europea di gas naturale. Secondo il documento ottenuto da Handelsblatt, i sei giacimenti individuati da Tenaz Energy si trovano interamente nella riserva naturale di Borkum Riffgrund e vengono classificati come potenziali risorse estraibili. Tra essi figura il giacimento denominato Opal, che potrebbe essere collegato a una piattaforma di estrazione prevista appena oltre il confine olandese.
One-Dyas ha confermato al quotidiano economico tedesco che per lo sviluppo dell’area potrebbero rendersi necessarie da due a tre nuove piattaforme. La società canadese Tenaz Energy sottolinea che la distanza di alcuni campi dal confine tedesco renderebbe indispensabili ulteriori infrastrutture di produzione.
I piani delle due compagnie hanno suscitato forti critiche da parte dell’associazione ambientalista Deutsche Umwelthilfe, che accusa Tenaz e One-Dyas di voler concretizzare lo sfruttamento di zone finora intatte. Il tema sarà discusso oggi in commissione al Bundestag, dove è in esame anche un disegno di legge per vietare l’estrazione di petrolio e gas nelle aree marine protette, ancora in attesa dell’approvazione parlamentare. Secondo il rappresentante dell’Associazione tedesca per la produzione di petrolio e gas (Bundesverband Erdgas, Erdöl und Geoenergie, BVEG), Ludger Radermacher, è invece necessario aumentare la produzione domestica per ridurre le importazioni di gas liquefatto dall’estero e contenere l’impatto ambientale complessivo.
“Ogni molecola di gas che non produciamo in Europa deve essere importata da altri paesi sotto forma di gas naturale liquefatto con un’impronta di CO₂ più elevata”, ha detto Radermacher, “non si può voler diventare più indipendenti dalla Russia e dagli Stati Uniti e poi escludere la produzione interna di gas”.
