Continua la tensione della guerra in Iran e le conseguenze potrebbero toccare da molto vicino anche l’Europa e l’Italia. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato via radio VHF che nessuna nave è autorizzata ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo stretto è il passaggio obbligato per le esportazioni di petrolio e gas di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq, Qatar e Iran. È un corridoio stretto ma vitale, un vero e proprio collo di bottiglia dell’economia globale. Ogni giorno attraverso Hormuz transitano circa 20 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% della produzione mondiale. Se si considerano solo le esportazioni marittime, la quota può arrivare al 30-35%.
Non si tratta solo di greggio. Dallo stretto passa anche una parte fondamentale del gas naturale liquefatto (GNL), in particolare quello del Qatar, uno dei principali esportatori globali. La maggior parte del gas dei Paesi del Golfo Persico non dispone di rotte alternative sufficienti per aggirare completamente questo passaggio. In altre parole, senza Hormuz una parte consistente dell’energia mondiale non arriverebbe ai mercati di Asia, Europa e America.
Cosa accade in caso di chiusura totale
Le conseguenza rischiano di diventare preoccupanti. Il mercato petrolifero reagirebbe con uno shock dell’offerta: fino a un quinto del greggio mondiale verrebbe sottratto al commercio internazionale. Il prezzo del petrolio potrebbe rapidamente superare i 100 dollari al barile, con forti oscillazioni legate alla durata della crisi e alle eventuali reazioni militari o diplomatiche. Parallelamente, il mercato del gas subirebbe forti tensioni, con possibili rincari nei contratti spot e nei futures energetici.
L’effetto immediato su benzina ed energia
L’impatto per i consumatori sarebbe quasi immediato. In Europa e in Italia, il prezzo della benzina potrebbe superare i 2 euro al litro, con possibili punte fino a 2,50 euro in caso di escalation prolungata. Già nelle prime ore si potrebbe assistere a un boom dei prezzi all’ingrosso e a un effetto psicologico sui consumatori: code ai distributori, acquisti preventivi e timori di carenze temporanee. Anche l’energia elettrica e il gas per uso domestico risentirebbero delle tensioni internazionali, con effetti su bollette e costi di produzione per le imprese.
Impatto economico globale
La chiusura dello Stretto di Hormuz non sarebbe solo una crisi energetica, ma un evento con ricadute sistemiche. Trasporti più costosi, aumento dei prezzi al consumo, nuova pressione inflazionistica e rallentamento della crescita economica sono scenari concreti. L’Europa, già vulnerabile sul fronte energetico, subirebbe un impatto significativo. L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime, vedrebbe ripercussioni rapide sui carburanti e sui costi industriali.
In gioco non c’è soltanto il prezzo del petrolio, ma la stabilità dell’intero sistema economico globale. Lo Stretto di Hormuz è uno snodo geografico minuscolo rispetto alla mappa del mondo, ma enorme per il suo peso strategico: se si blocca lì, le onde d’urto si propagano ovunque.
