Il 12 febbraio 1854 è una data tragica nella storia della Calabria. Nel tardo pomeriggio, una violentissima scossa di terremoto di magnitudo stimata 6.2 colpì gran parte della provincia di Cosenza e l’area della Calabria centrale. L’epicentro fu localizzato nei pressi di Piane Crati, ma gli effetti distruttivi si estesero a un vasto territorio, coinvolgendo almeno 28 centri abitati, tra cui lo stesso capoluogo cosentino. I danni più gravi si registrarono nei comuni dell’alta valle del Crati. A Donnici Inferiore, Donnici Superiore e Sant’Ippolito quasi tutti gli edifici crollarono. Distruzioni diffuse interessarono anche Arcavacata, Laurignano, Paterno Calabro, Rende e Tessano. A Cosenza crollarono alcune abitazioni, mentre la maggior parte degli edifici riportò gravi lesioni strutturali. Colpiti anche palazzi pubblici, ospedali, caserme e numerose chiese.
Il bilancio fu drammatico: circa 500 vittime e migliaia di sfollati costretti a vivere per mesi all’aperto. Il disastro aggravò le già difficili condizioni economiche e sociali della Calabria ottocentesca. Le vie di comunicazione, già precarie e percorse prevalentemente a dorso di mulo lungo la strada tra Napoli e Reggio Calabria, rimasero impraticabili per mesi, rallentando i soccorsi e la ricostruzione.
