Il 14 febbraio 2003 si spegneva Dolly, la pecora che ha cambiato per sempre la storia della scienza. Il celebre animale, primo mammifero clonato a partire da una cellula adulta, morì all’età di 6 anni presso il Roslin Institute, vicino a Edimburgo. Dolly era nata nel 1996 grazie al lavoro di un team di ricercatori guidati da Ian Wilmut. L’esperimento rappresentò una svolta epocale: per la prima volta veniva dimostrato che il DNA di una cellula adulta poteva essere riprogrammato per generare un organismo completo. Il risultato aprì scenari scientifici fino ad allora considerati fantascientifici, alimentando speranze in campo medico, come la possibilità di produrre tessuti compatibili per trapianti, ma sollevando anche importanti interrogativi etici.
La morte dell’animale avvenne dopo che i veterinari individuarono una grave malattia polmonare progressiva, che portò alla decisione di procedere con l’eutanasia per evitarle ulteriori sofferenze. La notizia suscitò grande attenzione mediatica e riaccese il dibattito sui limiti e sulle responsabilità della ricerca genetica.
Oggi, 14 febbraio 2026, a 23 anni dalla sua scomparsa, Dolly rimane un’icona della biotecnologia moderna. La sua esistenza continua a rappresentare un punto di riferimento scientifico e simbolico, ricordando quanto la ricerca possa trasformare la comprensione della vita e porre nuove sfide morali alla società contemporanea.
