Il 25 febbraio 1695 il grande terremoto che segnò la storia del Veneto

Dalle cronache dell’epoca alle ricerche scientifiche moderne, cosa sappiamo oggi del sisma più forte della regione

Il 25 febbraio 1695, all’alba, un potente terremoto colpì il Veneto lasciando una traccia profonda nella storia del territorio. Secondo le ricostruzioni sismologiche moderne, la scossa raggiunse una magnitudo stimata di Mw 6.5, rendendola il più forte evento sismico localizzato nella regione. L’epicentro fu individuato nell’area tra le prime propaggini del Massiccio del Grappa e i colli attorno ad Asolo, nel margine settentrionale dell’attuale provincia di Treviso. Le testimonianze dell’epoca descrivono un evento improvviso e distruttivo. Nei villaggi ai piedi delle montagne, come Alano di Piave e Segusino, gran parte delle case crollò. Anche Asolo subì danni gravissimi: oltre 1.400 edifici distrutti, più di 1.200 resi inabitabili e decine di vittime. Il terremoto fu avvertito in un’area molto ampia dell’Italia settentrionale, con segnalazioni che arrivarono fino alla Pianura Padana e a città come Verona, Ferrara e Milano.

Gli effetti furono documentati non solo negli atti ufficiali della Serenissima Repubblica di Venezia, ma anche nei racconti dei cittadini. Tra questi spicca il diario del barbiere trevigiano Zuanne Mestriner, che descrisse con vividezza la devastazione e le difficoltà della popolazione costretta a vivere tra neve e macerie.

Oggi il terremoto del 1695 è oggetto di nuove ricerche storiche e scientifiche. L’analisi di documenti d’archivio e testimonianze ha ampliato il numero di località studiate e migliorato la ricostruzione degli effetti del sisma. Un lavoro importante: quell’area, allora poco popolata, è oggi uno dei principali distretti industriali del Nord/Est, dove conoscere il passato sismico aiuta a prepararsi al futuro.