Il 6 febbraio, dal remoto deserto del Gobi, la Cina ha lanciato ancora una volta il suo enigmatico aereo spaziale riutilizzabile: Shenlong, il cui nome significa “Drago Divino”. Il decollo è avvenuto dal Jiuquan Satellite Launch Center, segnando l’inizio della quarta missione orbitale del veicolo robotico. Da quel momento, il piccolo spazioplano sta orbitando attorno alla Terra. Ma la domanda che incuriosisce scienziati, analisti militari e appassionati di Spazio è sempre la stessa: che cosa sta facendo lassù?
La risposta, almeno ufficialmente, è molto generica. Le autorità cinesi affermano che il programma serve a testare tecnologie per rendere i viaggi spaziali riutilizzabili più comodi ed economici, con applicazioni per l’uso pacifico dello Spazio. Tuttavia, i dettagli sulle attività in orbita sono pochissimi, e proprio questo silenzio alimenta l’interesse della comunità scientifica internazionale.
Un programma sempre più ambizioso
Questa è la quarta missione di Shenlong. Le precedenti erano state lanciate nel 2020, nel 2023 e nel 2024. La durata dei voli è cresciuta in modo sorprendente: dal primo test di appena 2 giorni si è passati a missioni di oltre 9 mesi in orbita terrestre bassa.
Il paragone più immediato è con l’aereo spaziale militare statunitense Boeing X-37B, un veicolo automatico che ricorda una versione in miniatura dello shuttle della NASA. L’X-37B vola dal 2010 e ha accumulato missioni sempre più lunghe, l’ultima partita nell’agosto scorso su un razzo SpaceX Falcon 9.

Entrambi i programmi condividono due caratteristiche fondamentali: riutilizzabilità e segretezza. I carichi trasportati e molti esperimenti a bordo restano classificati.
Armi spaziali? Gli esperti invitano alla cautela
Nel corso degli anni, alcuni osservatori hanno ipotizzato che questi veicoli possano essere utilizzati come sistemi d’arma. Tuttavia, molti specialisti ritengono che tali timori siano esagerati.
Secondo analisi della Secure World Foundation, l’X-37B, ad esempio, non è adatto a lanciare armi dallo Spazio verso la Terra: lo spazio di carico è relativamente piccolo e la capacità energetica limitata. Inoltre, durante il rientro atmosferico il veicolo si comporta più come un aliante relativamente lento che come un missile ad alta velocità.
Per ragioni simili, si pensa che anche Shenlong – probabilmente di dimensioni comparabili – non sia progettato per bombardamenti orbita-terra.
Il vero indizio: manovre ravvicinate nello Spazio
C’è però un dettaglio che rende Shenlong particolarmente interessante. A differenza dell’X-37B, lo spazioplano cinese sembra aver effettuato manovre di avvicinamento e interazione con altri oggetti in orbita.
Durante le missioni precedenti, infatti, ha rilasciato uno o più piccoli satelliti. Queste informazioni non arrivano da comunicati ufficiali cinesi, ma da tracciamenti effettuati da militari statunitensi, aziende private e astronomi amatoriali.
Gli oggetti dispiegati avrebbero dimostrato capacità come:
- trasmissione di segnali;
- propulsione autonoma;
- manovre coordinate con lo stesso Shenlong, inclusi avvicinamenti e operazioni di cattura o docking.
Questo tipo di attività rientra nelle cosiddette operazioni di rendezvous e prossimità (RPO), considerate oggi una delle competenze chiave dell’ingegneria spaziale.
Perché queste tecnologie contano (molto)
Le RPO non sono necessariamente militari: possono servire a rifornire satelliti, ripararli, aggiornarli o rimuoverli a fine vita. In un’orbita sempre più affollata, queste capacità potrebbero diventare fondamentali per la manutenzione dell’infrastruttura spaziale. Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia: la stessa tecnologia potrebbe permettere di ispezionare o interferire con satelliti di altri Paesi.
Non sorprende quindi che Cina, Stati Uniti e Russia stiano investendo molto in questo campo. In pratica, la capacità di muoversi con precisione vicino ad altri veicoli spaziali sta diventando uno degli elementi chiave della futura competizione nello Spazio.
Il problema della trasparenza
Il vero nodo, secondo diversi esperti di sicurezza spaziale, è la mancanza di informazioni pubbliche. Senza dati chiari sugli obiettivi delle missioni, è facile che governi e analisti immaginino gli scenari peggiori.
Un maggiore livello di trasparenza – sostengono alcuni specialisti – potrebbe ridurre sospetti e tensioni in un momento in cui lo Spazio sta diventando sempre più strategico, sia scientificamente sia geopoliticamente.
Nel frattempo, mentre Shenlong continua a orbitare silenziosamente sopra le nostre teste, il suo vero ruolo resta una delle storie più affascinanti (e misteriose) dell’attuale corsa allo Spazio.