Nelle profondità dell’universo osservate dal telescopio spaziale James Webb (JWST), un minuscolo bagliore rosso sta mettendo alla prova le certezze degli astrofisici. Il suo nome tecnico è Ceers U-100588, ma per gli scienziati è ormai semplicemente Capotauro, un omaggio all’antico nome del monte Corno alle Scale nell’Appennino tosco-emiliano. Identificato durante la survey Cosmic Evolution Early Release Science (Ceers), Capotauro non è solo un puntino sfuocato: è un paradosso cosmico che costringe i ricercatori a scegliere tra due scenari diametralmente opposti, entrambi straordinari.
Ai confini del Big Bang: il record di redshift
Secondo lo studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics e guidato da Giovanni Gandolfi dell’INAF di Roma, l’ipotesi più suggestiva collocherebbe Capotauro a una distanza quasi inconcepibile. I dati suggeriscono un redshift di circa z∼32.
Se confermato, questo valore significherebbe che:
- Stiamo osservando l’oggetto come appariva appena 90 milioni di anni dopo il Big Bang;
- Si tratterebbe della galassia più lontana mai identificata, polverizzando ogni record precedente:
- La sua eccezionale brillantezza costringerebbe a riscrivere i modelli sulla formazione delle prime stelle, poiché un oggetto così luminoso in un’epoca così remota è teoricamente difficile da spiegare.
L’ipotesi della Supernova primordiale
C’è però un dettaglio che rende il tutto ancora più affascinante. Gandolfi ha spiegato a Media INAF, il notiziario online dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che l’insolita luminosità potrebbe non appartenere a un’intera galassia, ma a un singolo evento cataclismatico: una supernova a instabilità di coppia. Si tratta di esplosioni titaniche causate dalla morte delle primissime stelle dell’universo, così potenti da essere visibili attraverso l’intero cosmo.
L’intruso locale: un pianeta errante?
La scienza, tuttavia, richiede rigore e il team internazionale non esclude una spiegazione molto più “vicina”. I dati mostrano un brusco calo di luce tra le lunghezze d’onda di 3,5 e 4,5 micron, un segnale che potrebbe essere interpretato in un altro modo: Capotauro potrebbe essere un “impostore”.
In questo secondo scenario, l’oggetto non sarebbe una galassia primordiale, ma un corpo substellare situato all’interno della nostra Via Lattea, a “soli” 6.500 anni luce da noi. Potrebbe trattarsi di:
- Una nana bruna estremamente fredda;
- Un esopianeta errante (un pianeta senza stella) con una temperatura inferiore ai 300 K (27°C).
Se questa ipotesi fosse corretta, sarebbe comunque una scoperta sensazionale: individuare oggetti così piccoli, freddi e isolati a tale distanza è un’impresa che solo la sensibilità del James Webb può permettersi.
Perché Capotauro è fondamentale
La ricerca ha già individuato altri oggetti simili nelle immagini del telescopio Webb, suggerendo che Capotauro appartenga a una popolazione di oggetti rari ma finora invisibili.
“Comprenderne la natura è cruciale“, ha dichiarato Gandolfi a Media INAF. “Solo distinguendo tra ‘impostori’ locali e galassie o transienti realmente primordiali potremo usare Webb per rivelare le prime strutture del cosmo“.
Al momento, la vera identità di questo puntino rosso rimane avvolta nel mistero. Serviranno nuove sessioni di osservazione profonda per decidere se stiamo guardando l’origine di tutto o un silenzioso naufrago galattico che vaga nel nostro giardino di casa.
