La Cina sperimenta una nuova frontiera delle rinnovabili e porta l’eolico in cielo. Un’azienda energetica cinese ha testato con successo un innovativo sistema di generazione elettrica sospeso nell’aria, capace di sfruttare i venti più stabili e potenti che soffiano ad alta quota. Si tratta di una sorta di dirigibile riempito di elio che, una volta sollevato fino a circa 2.000 metri di altezza, mette in funzione una serie di turbine integrate nella struttura, trasformando l’energia del vento in elettricità inviata a terra tramite un cavo di ancoraggio. Durante il volo di prova, il dispositivo ha prodotto 385 chilowattora di energia: una quantità sufficiente ad alimentare un’abitazione media statunitense per circa 13 giorni, secondo i dati sui consumi domestici. Un risultato che apre scenari inediti per l’approvvigionamento energetico urbano e per le comunità interne lontane dalle grandi infrastrutture.
Il sistema e le applicazioni
Il sistema, denominato S2000 e sviluppato dalla società Beijing Linyi Yunchuan Energy Technology, appartiene alla categoria degli AWES (Airborne Wind Energy System), ovvero sistemi eolici aerotrasportati. La struttura, lunga 60 metri e alta e larga 40 metri, ospita 12 turbine eoliche ed è progettata per raggiungere una potenza complessiva di 3 megawatt. Nel test effettuato sopra la provincia del Sichuan, il dirigibile è stato portato a 2mila metri, quota alla quale i venti risultano generalmente più costanti rispetto a quelli disponibili al suolo.
Secondo i progettisti, le applicazioni possibili sono almeno 2: fornire energia stabile in aree isolate non collegate alla rete elettrica – come avamposti di confine o comunità remote – e integrare i sistemi eolici tradizionali a terra, creando un modello tridimensionale di produzione energetica. Un approccio che potrebbe rivelarsi particolarmente interessante per i Paesi con spazio limitato per installazioni eoliche onshore, come molte nazioni dell’Europa continentale, o per quelli privi di fondali marini adatti all’eolico offshore, come il Giappone.
La potenza del vento
Il principio alla base di questa tecnologia è la maggiore “densità di potenza del vento” alle quote elevate. Più si sale, più l’energia potenzialmente sfruttabile aumenta. Secondo stime del gruppo aerospaziale Omnidea, tra i 100 e i 2.500 metri di altitudine la densità di potenza eolica può crescere fino a 6 volte rispetto ai livelli più bassi, con velocità medie del vento che possono raggiungere i 15 metri al secondo a 2.500 metri.
Il confronto con l’eolico offshore
Il confronto con l’eolico offshore aiuta a comprendere la posta in gioco. Le grandi turbine marine, come la DEW-26 MW-310 del produttore cinese Dongfang Electric, possono raggiungere dimensioni imponenti, con mozzi alti oltre 185 metri. Anche le turbine galleggianti di nuova generazione, come quelle sviluppate dal gruppo China Huaneng Group, arrivano a torri di oltre 150 metri. Portare le turbine ancora più in alto, sospendendole in aria, potrebbe consentire di intercettare venti ancora più forti e regolari.
Gli interrogativi aperti
Restano tuttavia interrogativi tecnici e normativi. Il cavo lungo due chilometri che collega il dirigibile alla rete elettrica dovrà dimostrare affidabilità e sicurezza nel tempo. Inoltre, in aree non remote, una struttura ancorata a tali altitudini potrebbe rappresentare un ostacolo per il traffico aereo, richiedendo regolamentazioni stringenti. Senza contare le sfide legate alla manutenzione: a differenza delle turbine a terra, il sistema dovrà essere riportato al suolo per ogni intervento tecnico, con possibili costi elevati.
Nonostante le criticità, il test del S2000 segna un passo significativo verso una nuova generazione di impianti eolici ad alta quota. Se la tecnologia dimostrerà di essere scalabile e sicura, l’energia del vento potrebbe presto non arrivare solo dal mare o dalle colline, ma direttamente dal cielo sopra le nostre città.
