La corsa dell’umanità verso la Luna subisce un nuovo rallentamento, ma resta una delle imprese scientifiche più ambiziose del nostro tempo. La NASA ha infatti annunciato un ulteriore rinvio della missione Artemis II, la prima con equipaggio umano diretta verso la Luna dai tempi di Apollo 17 nel 1972. Il motivo è un’anomalia tecnica rilevata nel gigantesco razzo Space Launch System (SLS), individuata dopo una prova generale dei sistemi di lancio. Gli ingegneri hanno osservato un’interruzione nel flusso di elio verso lo stadio criogenico superiore del razzo, un componente cruciale per il funzionamento del sistema di propulsione. Di conseguenza, l’agenzia spaziale ha deciso di riportare il vettore dal complesso di lancio al Vehicle Assembly Building presso il Kennedy Space Center, rinunciando di fatto alla finestra di lancio prevista tra il 6 e l’11 marzo. Una decisione prudente ma inevitabile per garantire sicurezza e affidabilità a una missione che segna l’inizio di una nuova era dell’esplorazione lunare.
Un problema tecnico che cambia i piani
Il test generale del 19 febbraio – la cosiddetta wet dress rehearsal, durante la quale il razzo viene rifornito di propellenti criogenici simulando il conto alla rovescia – era andato complessivamente bene. Tuttavia, l’anomalia nel sistema dell’elio ha spinto i tecnici a fermarsi per ulteriori verifiche.
Il rollback del razzo dalla rampa di lancio è un’operazione complessa ma già vista durante la missione Artemis I, il volo inaugurale senza equipaggio del programma Artemis. Anche allora diversi rinvii precedettero il successo del lancio, avvenuto nel dicembre 2022.
La nuova occasione: il lancio nella notte della “Luna Rosa”
La prima data utile ora potrebbe essere la sera di mercoledì 1° aprile 2026, in una coincidenza suggestiva: proprio la notte della cosiddetta “Pink Moon“, la Luna piena di aprile. Durante la finestra di lancio il nostro satellite sorgerà sopra la Florida, offrendo uno scenario spettacolare.
Non è l’unica possibilità: la NASA ha identificato 5 finestre di lancio nei primi giorni di aprile 2026, che vanno dal 1° al 7 aprile, con orari serali e notturni pensati per ottimizzare le traiettorie verso la Luna.
Cosa farà Artemis II
La missione durerà circa 10 giorni e porterà 4 astronauti a compiere un volo circumlunare, cioè attorno alla Luna senza atterraggio. L’equipaggio sarà formato dagli astronauti statunitensi Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, insieme al canadese Jeremy Hansen.
Il profilo di missione è complesso: dopo il lancio, la capsula Orion effettuerà 2 orbite attorno alla Terra prima di accendere i motori per l’iniezione translunare, la manovra che la spingerà verso il nostro satellite. Durante il viaggio, gli astronauti arriveranno a circa 410mila km dalla Terra, superando la distanza massima raggiunta da esseri umani nella storia.
Questo volo servirà soprattutto a testare i sistemi vitali della capsula e dell’intera architettura di missione nello Spazio profondo, in vista del vero obiettivo: il ritorno dell’uomo sulla superficie lunare.
Il grande piano: il programma Artemis fino al 2030
Artemis II è solo il 2° passo di un programma molto più ampio che punta a stabilire una presenza umana sostenibile attorno e sulla Luna.
- Artemis I (2022) – Test senza equipaggio del razzo SLS e della capsula Orion, che ha orbitato attorno alla Luna e fatto ritorno sulla Terra;
- Artemis II (previsto aprile 2026) – Primo volo con astronauti in orbita lunare, senza allunaggio;
- Artemis III (previsto 2028) – Missione destinata a riportare gli esseri umani sulla Luna, vicino al Polo Sud lunare, con un veicolo di atterraggio basato su Starship;
- Artemis IV (2029) – Espansione della futura stazione orbitale lunare Gateway e nuova missione di allunaggio;
- Artemis V (2030–2031) – Ulteriore sviluppo dell’infrastruttura lunare e primo utilizzo del lander Blue Moon.
In altre parole, il rinvio di Artemis II non è solo una questione di calendario: è un promemoria di quanto sia complessa l’esplorazione dello spazio profondo. Se tutto andrà secondo i nuovi piani, la notte della Luna piena di aprile 2026 potrebbe segnare il momento in cui l’umanità tornerà davvero a guardare la Luna non solo come meta simbolica, ma come la prossima frontiera scientifica.
