Le luci artificiali notturne non illuminano solo le città: possono anche riorganizzare gli ecosistemi costieri. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PNAS Nexus e guidato dal ricercatore Daiki Sato della Università di Chiba, che ha analizzato l’impatto dell’illuminazione urbana nella Baia di Tokyo, una delle aree costiere più illuminate al mondo. La ricerca mostra che 2 isopodi notturni molto simili reagiscono in modo opposto alla luce artificiale. Una specie, Ligia laticarpa, tende a essere più presente nelle zone con maggiore luminosità notturna. L’altra, Ligia furcata, riduce invece la propria attività quando viene esposta alla luce artificiale durante la notte.
Per arrivare a queste conclusioni, il team ha combinato analisi genetiche, dati di telerilevamento, modelli bayesiani ed esperimenti comportamentali in laboratorio. I risultati indicano che l’illuminazione urbana può agire come un vero e proprio “filtro ecologico“: favorisce le specie che tollerano la luce e limita quelle più sensibili.
Secondo gli autori, questo fenomeno potrebbe persino ridurre il flusso genetico tra linee evolutive affini, contribuendo alla loro divergenza. In un mondo sempre più illuminato di notte, le specie con sistemi sensoriali e ritmi biologici più flessibili potrebbero avere un vantaggio evolutivo negli ambienti marini urbani.
