Le microplastiche sono presenti anche nelle grotte mai toccate dall’uomo: è la conclusione a cui sono giunti recenti studi scientifici condotti nei sistemi sotterranei del Carso dall’Università di Trieste attraverso i Dipartimenti di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e di Scienze della Vita, in collaborazione con la Società Adriatica di Speleologia, il Comune di Trieste e il Bioscience Research Center. Gli studi sono stati pubblicati su riviste internazionali come Microplastics ed Environmental Pollution. Le microplastiche sono state rilevate in grotte carsiche profonde collegate al sistema del fiume Timavo, uno dei principali sistemi idrici sotterranei dell’area alpino-dinarica. La ricerca dimostra che anche ambienti estremi e mai frequentati dall’uomo non sono isolati dall’inquinamento antropico.
I campionamenti – spiega una nota – sono stati effettuati in contesti raramente accessibili, tra cui la Caverna Maucci, raggiungibile esclusivamente tramite speleosubacquea, e la grotta Luftloch, scoperta solo recentemente dopo decenni di esplorazioni. In entrambi i casi, i campioni sono stati raccolti nelle primissime fasi di accesso umano.
Le analisi – aggiunge la nota – confermano che la contaminazione può essere trasportata attraverso i sistemi idrici sotterranei, indipendentemente dalla presenza diretta dell’uomo, e mostrano una forte variabilità spaziale anche su brevi distanze.
Lo studio è stato condotto da Raffaele Bruschi, ricercatore dell’Università di Trieste e responsabile dei campionamenti e delle analisi: “le analisi delle sabbie e dei depositi del fiume hanno confermato la presenza di microplastiche anche in questi ambienti profondi. Sebbene la presenza sia cospicua rimane meno inquinato rispetto ai depositi di altri fiumi studiati in letteratura. Tuttavia, questi dati non devono indurre ad abbassare la guardia sulla salvaguardia e il monitoraggio costante del patrimonio idrico carsico sotterraneo“.
Un secondo lavoro di carattere metodologico, sviluppato in collaborazione con Manuela Piccardo, ha affrontato le difficoltà e le strategie di campionamento delle microplastiche in ambienti sotterranei altamente eterogenei, evidenziando una marcata variabilità spaziale, con concentrazioni che possono cambiare significativamente anche su brevi distanze e legate ai processi idrologici e sedimentari del sistema sotterraneo.
