Secondo una nuova ricerca condotta dal Global Centre for Clean Air Research (GCARE) dell’Università del Surrey, le piante da appartamento e sistemi vegetali più avanzati, come le pareti verdi interne e le torri idroponiche, hanno il potenziale per aumentare l’umidità interna, aumentare il comfort termico e contribuire a creare edifici più sani e resistenti al cambiamento climatico. Pubblicato sulla rivista Building and Environment, lo studio ha riunito un team internazionale di esperti per esaminare come le piante influenzino realmente la qualità degli ambienti interni. Mentre la comprensione del verde urbano esterno è progredita, gli effetti delle infrastrutture verdi interne sono rimasti poco definiti. Per colmare questa lacuna conoscitiva, i ricercatori hanno sviluppato un framework di dieci domande che esamina le evidenze in tutte le dimensioni tecniche, microbiologiche, sanitarie, socio-economiche e territoriali, offrendo il quadro più chiaro di sempre sulle prestazioni dei diversi tipi di inverdimento indoor in edifici reali.
Lo studio introduce anche il primo confronto chiaro tra 26 diversi tipi di inverdimento indoor e il loro impatto sui parametri di qualità ambientale, fornendo a progettisti e gestori di edifici indicazioni più chiare che mai su ciò che funziona effettivamente e su dove le evidenze sono ancora carenti.
Gli effetti
L’analisi dimostra che tipologie di inverdimento indoor più ampi possono rendere gli spazi più freschi e confortevoli fino a 2°C, anche a temperature costanti. Alcuni interventi contribuiscono anche a ridurre il particolato fine e i composti organici volatili, sebbene l’efficacia di questi effetti dipenda dalla densità delle piante, dall’illuminazione e dalla progettazione complessiva.
Lo studio evidenzia inoltre le prime prove che il verde può arricchire il microbioma delle case introducendo più microbi di origine ambientale.
Lo studio è frutto della collaborazione di 35 esperti provenienti da Regno Unito, Europa, Stati Uniti, Australia, India e Brasile attraverso il progetto GREENIN Micro Network Plus. Il Professor Prashant Kumar, autore principale dello studio, fondatore del Surrey’s Global Centre for Clean Air Research e responsabile del progetto GREENIN Micro Network Plus, ha affermato: “le persone trascorrono circa il 90% della loro vita in ambienti chiusi, ma sorprendentemente sappiamo ancora molto poco su come le piante da interno possano rimodellare quegli ambienti. Il nostro lavoro collaborativo dimostra che il verde indoor può fare una differenza significativa in determinate situazioni, non solo per quanto riguarda l’aspetto percepito degli edifici, ma anche per come questi affrontano il calore, l’umidità e gli inquinanti. Ma questi benefici non si verificano per caso. Si basano sull’utilizzo dei sistemi giusti, nel modo giusto, con la giusta illuminazione e manutenzione. Considerare il verde come un’infrastruttura ambientale, piuttosto che come una decorazione, e colmare le lacune sostanziali della ricerca in questo ambito, sarà fondamentale per sfruttarne appieno il potenziale“, ha concluso.
