L’orbita della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stata innalzata di 1,67 km, portando il grande laboratorio orbitante a circa 422 km sopra la superficie terrestre. La manovra è avvenuta alle 01:57 ora italiana, quando si sono accesi per 517,9 secondi i motori della navetta cargo russa Progress MS-32, agganciata alla Stazione. L’accensione ha generato un impulso di 0,95 m/s, sufficiente a modificare la traiettoria e aumentare l’altezza media dell’orbita. L’operazione rientra nelle normali attività di gestione della Stazione Spaziale Internazionale, il più grande avamposto umano nello Spazio, frutto della collaborazione tra agenzie come Roscosmos, NASA ed ESA.
Perché bisogna “alzare” periodicamente la ISS?
Anche a oltre 400 km di quota, lo Spazio non è completamente vuoto. L’ISS orbita in quella che viene definita orbita terrestre bassa (LEO), una regione in cui sono ancora presenti tracce di atmosfera. Queste particelle, seppur rarissime, esercitano una resistenza aerodinamica (drag atmosferico) che rallenta gradualmente la stazione. Il risultato è una perdita progressiva di quota: senza interventi correttivi, la ISS scenderebbe lentamente fino a rientrare nell’atmosfera.
L’attrito atmosferico non è trascurabile
L’attività solare può “gonfiare” gli strati superiori dell’atmosfera, aumentando la densità delle particelle anche a 400 km. Ciò rende la perdita di quota più rapida nei periodi di intensa attività del Sole.
Stabilità operativa e sicurezza
Mantenere un’altitudine controllata consente di:
- preservare condizioni ottimali per esperimenti scientifici;
- ridurre il rischio di collisioni con detriti spaziali;
- pianificare con precisione rendez-vous e attracchi con capsule cargo e navette con equipaggio.
Preparazione alle missioni future
Le manovre di rialzo servono anche a mantenere la corretta “geometria orbitale” in vista di futuri arrivi o rientri di veicoli spaziali.
Un equilibrio dinamico sopra le nostre teste
A 422 km di altezza, la ISS continua a viaggiare a circa 28mila km/h, compiendo un’orbita completa intorno alla Terra in circa 90 minuti. La sua quota non è fissa, ma il risultato di un equilibrio dinamico tra gravità terrestre e velocità orbitale, costantemente corretto da piccole ma cruciali accensioni dei motori. Quella appena effettuata è una manovra di routine, ma ricorda un aspetto fondamentale della vita nello Spazio: anche nel “vuoto”, nulla è statico. Per restare in orbita, bisogna continuare a muoversi.
