L’inverno 2025-2026 sta lasciando un segno evidente sulla East Coast statunitense e, in particolare, su New York. Dopo una sequenza ravvicinata di tempeste, la città si ritrova ancora una volta sotto la neve, con accumuli che continuano ad aggiornare il bilancio stagionale. La domanda che molti si pongono è inevitabile: siamo davvero di fronte a un inverno storico per la Grande Mela? Dal punto di vista sinottico, la stagione in corso si è distinta per una configurazione atmosferica favorevole alle incursioni fredde verso la costa atlantica. L’ondulazione del getto polare ha consentito più volte la discesa di aria artica sul settore orientale degli Stati Uniti, mentre l’interazione con masse d’aria più miti e umide di origine oceanica ha favorito la ciclogenesi costiera.

Il risultato è stato un susseguirsi di nor’easter capaci di depositare accumuli significativi su New York e sulle aree circostanti. Diverse tempeste hanno superato i 25–30 cm in poche ore, con picchi ancora più elevati in alcune zone periferiche e nei quartieri meno influenzati dall’isola di calore urbana. In termini comparativi, l’inverno 2025-2026 si colloca nettamente sopra la media degli ultimi anni, caratterizzati da stagioni più miti e con accumuli inferiori alla norma climatologica.
Il confronto con i grandi inverni del passato
Per comprendere se si tratti di un inverno “da record”, occorre però guardare alla serie storica. Il riferimento assoluto resta l’inverno 1995-1996, quando a Central Park furono registrati quasi 200 cm complessivi di neve: una stagione eccezionale, segnata da una sequenza di tempeste che portarono accumuli ben oltre il triplo della media.
Anche eventi più recenti hanno lasciato un’impronta nella climatologia locale. Nel febbraio 2006 e nel gennaio 2016 singole tempeste superarono i 60–70 cm in meno di 24 ore, stabilendo primati per accumulo giornaliero. Ancora più leggendaria, per impatto sociale e infrastrutturale, fu la grande bufera del 1888, che paralizzò completamente la città con neve e venti tempestosi.

Rispetto a questi episodi, l’inverno 2025-2026 mostra un profilo diverso: non tanto una singola tempesta estrema da primato assoluto, quanto una frequenza elevata di eventi significativi. È la ripetizione delle perturbazioni, più che l’intensità massima di ciascuna, a caratterizzare la stagione in corso.
Il ruolo della NAO e delle teleconnessioni
Dal punto di vista dinamico, la stagione è stata influenzata da una North Atlantic Oscillation (NAO) spesso su valori debolmente negativi o prossimi alla neutralità. Questo assetto ha favorito blocchi alle alte latitudini e un flusso meno zonale sull’Atlantico, aumentando la probabilità di traiettorie cicloniche ideali per la East Coast.
Inoltre, le oscillazioni termiche hanno giocato un ruolo cruciale: fasi fredde sufficientemente intense da garantire precipitazioni nevose si sono alternate a brevi rimonte miti. Questo ha consentito accumuli ripetuti, ma ha anche limitato la possibilità di raggiungere totali stagionali eccezionali come quelli osservati negli anni più estremi.
Bilancio provvisorio: inverno severo, ma non epocale
Alla luce dei dati disponibili, l’inverno 2025-2026 può essere definito uno dei più nevosi dell’ultimo quinquennio su New York e certamente tra i più dinamici sotto il profilo sinottico. La frequenza delle tempeste ha restituito alla città un volto invernale che molti consideravano ormai raro.
Tuttavia, sul piano strettamente statistico, la stagione resta al di sotto dei grandi primati storici. Non siamo di fronte a un nuovo 1996, né a una replica delle tempeste record del 2006 o del 2016. Piuttosto, si tratta di un inverno solido, sopra la media recente e meteorologicamente interessante, ma non tale da riscrivere i libri di climatologia.


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