Meteo, Vortice Polare stratosferico verso lo split: i possibili effetti troposferici sull’Europa e sull’Italia

Uno split stratosferico tende a favorire configurazioni di blocking alle alte latitudini, con anticicloni tra Groenlandia e Scandinavia capaci di deviare il getto polare e aprire corridoi freddi verso l’Europa centro-meridionale

Il Vortice Polare stratosferico sta entrando in una fase estremamente delicata, con segnali sempre più chiari di un forte disturbo che potrebbe culminare in uno split tra la fine dell’inverno meteorologico e l’inizio di marzo. Questa possibilità, innescata da un intenso riscaldamento stratosferico, potrebbe avere ripercussioni rilevanti sul tempo di Stati Uniti, Canada ed Europa nel corso delle prossime settimane. Gli ultimi aggiornamenti in quota indicano, infatti, un deciso riscaldamento stratosferico, con anomalie termiche positive che si propagano lungo la colonna atmosferica e vanno a indebolire la struttura del Vortice Polare.

Contemporaneamente, i venti zonali a latitudini polari mostrano una repentina frenata fino a una possibile inversione, segnale tipico della fase matura di un Major Sudden Stratospheric Warming (SSW).

Vortice polare 7 marzo

In condizioni normali, il Vortice Polare è compatto e supportato da forti correnti occidentali, che mantengono confinato il gelo alle alte latitudini. Quando il riscaldamento stratosferico diventa sufficientemente intenso, il vortice si deforma, perde simmetria e può arrivare a frantumarsi in più lobi, aprendo la strada a scambi meridiani.

Gli scenari intravisti dai modelli fisico-matematici suggeriscono un’evoluzione verso uno split del Vortice Polare, con la formazione di due distinti nuclei freddi in quota. Uno di questi lobi tenderebbe a scivolare verso il comparto nord-americano, interessando Stati Uniti e Canada, mentre l’altro andrebbe ad interessare il settore europeo e asiatico.

In presenza di uno split, la circolazione prevalente passa quindi da un flusso zonale teso ad una circolazione molto più ondulata, con onde lunghe che favoriscono discese di aria artica verso le medie latitudini. Questo tipo di configurazione potrebbe aprire una finestra temporale, nell’ordine di alcune settimane, favorevole a colpi di coda invernali tardivi, anche in un periodo dell’anno normalmente votato al progressivo e inevitabile aumento delle temperature.

La propagazione del segnale stratosferico verso la troposfera richiede in genere dai 10 ai 20 giorni, periodo nel quale la circolazione alle quote medio-basse può subire una riorganizzazione anche drastica. In questo contesto, i modelli meteo evidenziano per gli ultimi giorni di febbraio e l’inizio di marzo la possibilità di anomalie termiche negative diffuse su vaste aree del Nord America e dell’Europa, pur con ampie differenze da nazione a nazione.

Per gli Stati Uniti e il Canada, un lobo del vortice proiettato sul continente favorirebbe importanti irruzioni di aria artica, con ulteriori episodi di freddo intenso e nevicate anche a latitudini solitamente più miti. Sul versante euro-asiatico, l’altro lobo potrebbe innescare una fase più dinamica, con blocchi anticiclonici alle alte latitudini e discese di aria fredda verso Europa centrale, Mediterraneo e Russia, accompagnate da possibili nevicate tardive.

Le mappe a medio-lungo termine mostrano, attualmente, una buona convergenza sul disturbo del Vortice Polare e sulla possibilità di un suo split, mentre rimangono ancora margini di incertezza sull’esatta disposizione dei lobi gelidi e sulla conseguente intensità. È importante aggiungere che si tratta di scenari probabilistici, che descrivono un quadro circolatorio favorevole al freddo tardivo, ma non una previsione deterministica per una specifica zona.

I prossimi aggiornamenti potranno essere determinanti per comprendere sia l’evoluzione dello stratwarming, sia la risposta della troposfera.