Francesca Lollobrigida, ancora lei. Dopo l’oro olimpico nei 3000 metri, impreziosito dal record di 3’54”28 e conquistato nel giorno del suo 35° compleanno, la pattinatrice laziale ha conquistato bis nei 5000 metri, con 6′ 46”17. E’ il quarto podio olimpico della sua carriera, un traguardo che la proietta definitivamente nell’élite dello sport italiano, accanto a leggende come Compagnoni, Wierer, Brignone, Piller Cottrer e Vanzetta. Per l’Italia è il sesto oro, per Lollobrigida il secondo oro. Nata il 7 febbraio 1991 a Frascati, nei Castelli Romani, pronipote dell’indimenticabile Gina Lollobrigida, Francesca ha trasformato una stagione difficilissima in una favola olimpica. “Volevo ritirarmi quest’anno, è stata la peggiore stagione della mia vita, ho pianto tanto”, ha raccontato. A convincerla a non mollare sono stati il marito, la famiglia e la federazione. Una scelta che oggi pesa come l’oro più prezioso. La maternità, lungi dall’essere un limite, è diventata una nuova forza.
Tommaso è nato nel 2023 e da allora la carriera di Lollobrigida ha assunto un significato diverso. “Le vittorie più belle sono quelle dopo essere diventata madre. Ho riscoperto me stessa come atleta, mamma e donna. Si può essere mamme e tornare più forti di prima: Milano-Cortina era il modo per mostrarlo alla gente”.
Ex regina del pattinaggio in linea, con 16 titoli mondiali, Lollobrigida vive tra Roma e Baselga di Piné per gli allenamenti. Dopo l’argento nei 3000 e il bronzo nella mass start a Pechino 2022, e l’oro mondiale nei 5000 metri a Hamar 2025 – il primo per un’italiana – ora punta a completare l’opera olimpica. Le rivali non mancano: Sablikova, Wiklund, Weidemann e Conijn sono pronte a dare battaglia. Ma Francesca sa di avere dalla sua esperienza, resistenza e una consapevolezza nuova. “Da sola non ce l’avrei fatta: è un lavoro di squadra enorme. È la parte più dura, ma anche la più bella”. Oggi il secondo oro.
Il pattinaggio di velocità
Nato nei Paesi Bassi alla fine del Seicento come soluzione pratica per muoversi rapidamente su fiumi e laghi ghiacciati, il pattinaggio di velocità si è trasformato nel tempo in una vera disciplina sportiva. Dal 1924 è entrato ufficialmente nel programma dei Giochi Olimpici Invernali, diventando uno degli appuntamenti più attesi della stagione fredda. Le competizioni femminili prevedono distanze che vanno dai 500 ai 5.000 metri, mentre quelle maschili si spingono fino ai 10.000 metri. Le gare si disputano su una pista ovale coperta lunga 400 metri, dove gli atleti devono completare diversi giri nel minor tempo possibile.
Nelle prove individuali ogni pattinatore gareggia su una distanza specifica sfidando il cronometro: oltre alla preparazione atletica, risultano determinanti la concentrazione mentale e la precisione tecnica dei movimenti. Più imprevedibile è invece la mass start, con tutti i concorrenti in pista nello stesso momento.
Diversa ancora la formula dell’inseguimento a squadre: le due formazioni partono da lati opposti dell’ovale e si affrontano in batterie successive, fino alla finale, utilizzando la squadra rivale come riferimento diretto durante la prova.
La superficie: il ghiaccio, elemento chiave
Il protagonista assoluto di questo sport è il ghiaccio. La qualità della superficie influisce in modo decisivo sulle prestazioni: temperatura, umidità e condizioni atmosferiche devono essere attentamente controllate per garantire compattezza, scorrevolezza e sicurezza. Anche per questo motivo le gare si svolgono in impianti coperti, dove il microclima viene regolato per mantenere il ghiaccio nelle condizioni ottimali.
