Un vecchio satellite scientifico della NASA è precipitato fuori controllo dall’orbita ed è rientrato sopra il Pacifico nella giornata di oggi. La U.S. Space Force ha dichiarato che la sonda Van Allen A è rientrata a ovest delle Isole Galapagos. La NASA si aspettava che parte della sonda, del peso di 600kg, sopravvivesse all’impatto, mentre la maggior parte si sarebbe bruciata nell’atmosfera. L’agenzia spaziale americana ha stimato il rischio di lesioni personali a 1 su 4.200. Lo scienziato olandese Marco Langbroek ha affermato che tutti i rientri sono difficili da prevedere, ma questo è stato particolarmente impegnativo data la sua orbita eccentrica e sbilenca.
La sua gemella, la sonda Van Allen B, è ancora in orbita attorno alla Terra, ma non è più operativa. Lanciate nel 2012, le due sonde hanno sorvolato le fasce di radiazione di Van Allen che circondano la Terra, studiandole per sette anni prima di cessare le operazioni.
Quando i satelliti hanno esaurito il carburante nel 2019, la NASA prevedeva che sarebbero rimasti in orbita fino al 2034. Ma l’intensa attività solare degli ultimi anni ha accelerato la fine della sonda A, ha affermato l’agenzia spaziale. Non si prevede che la sonda B rientri prima del 2030.
L’eredità scientifica delle sonde Van Allen
Qual era il compito originario di questo satellite? L’obiettivo delle sonde Van Allen A e B era di fondamentale importanza per l’astrofisica moderna: studiare le cosiddette “fasce di Van Allen”, ovvero le intense e turbolente cinture di radiazione che circondano la Terra, trattenute dal campo magnetico del nostro pianeta.
La loro missione, che si è conclusa con successo nel 2019, ha fornito dati senza precedenti per comprendere le dinamiche di questo ambiente spaziale estremo, informazioni cruciali per proteggere i satelliti moderni e garantire la sicurezza degli astronauti durante le missioni in orbita. Il rientro di oggi rappresenta semplicemente l’atto finale di un’operazione che ha ampliato enormemente le nostre conoscenze spaziali.
