Il recente declino del ghiaccio marino antartico, dopo decenni di espansione, è legato al rilascio di calore accumulato negli oceani profondi, favorito da cambiamenti nei venti e nella stratificazione delle acque. È quanto emerge da uno studio guidato da Earle A. Wilson della Stanford University, insieme a Lexi Arlen ed Ethan C. Campbell (University of Washington), pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Analizzando quasi due decenni di misurazioni sotto i ghiacci raccolte da sensori autonomi Argo, i ricercatori hanno identificato i meccanismi che hanno prima sostenuto l’espansione del ghiaccio e poi innescato il rapido declino osservato a partire dal 2016.
Il ghiaccio marino antartico svolge un ruolo cruciale nel sistema climatico globale, regolando gli scambi di calore e anidride carbonica tra oceano e atmosfera. Dal 1970 circa, la sua estensione aveva mostrato una tendenza generale all’aumento, fino a un’inversione improvvisa registrata nel 2016, che ha segnato l’inizio di una fase di riduzione significativa.
Lo studio
Lo studio si basa su osservazioni dirette raccolte tra il 2007 e il 2015 nel Mare di Weddell e lungo il margine dell’Antartide orientale. In questo periodo, il confine termoclino tra le acque superficiali e quelle profonde è diventato più caldo e meno profondo. Successivamente, dopo il 2016, le acque superficiali sono diventate più salate, modificando la struttura verticale dell’oceano.
Durante la fase di espansione del ghiaccio, i modelli oceano-ghiaccio indicano che un aumento delle precipitazioni ha reso le acque superficiali più dolci, rafforzando la stratificazione oceanica e limitando il trasferimento di calore dalle profondità verso la superficie. Questo meccanismo ha contribuito a mantenere condizioni favorevoli alla formazione del ghiaccio.
Tra il 2014 e il 2016, tuttavia, i ricercatori hanno osservato un aumento quasi triplo dei fenomeni di risalita (‘upwelling’) guidati dal vento nel Mare di Weddell. Questo processo ha indebolito la stratificazione degli strati superiori dell’oceano, permettendo il rilascio del calore accumulato negli anni precedenti e contribuendo alla perdita di ghiaccio marino nell’ultimo decennio.
Secondo gli autori, le future variazioni dell’estensione del ghiaccio marino antartico dipenderanno dall’equilibrio tra due fattori opposti: da un lato l’apporto di acqua dolce, che tende a stabilizzare la colonna d’acqua, dall’altro i processi di ‘upwelling‘, che favoriscono la risalita del calore verso la superficie. Comprendere questa dinamica sarà cruciale per migliorare le previsioni sul clima globale e sull’evoluzione dei poli.
