Il cambiamento climatico entra ufficialmente tra i fattori di rischio per il cuore. Secondo un documento di consenso della European Society of Cardiology, il caldo estremo influisce direttamente su frequenza cardiaca e vasodilatazione, favorendo condizioni che possono portare alla formazione di coaguli. Il risultato è un aumento di eventi cardiovascolari come infarto, ictus e scompenso cardiaco. Il tema è stato al centro del congresso “RESPIRAMI – Recenti progressi sull’inquinamento atmosferico e sulla salute”, appena concluso a Milano e co-organizzato dalla Fondazione Menarini insieme alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e al gruppo di ricerca ambientale dell’Imperial College London.
I dati illustrati indicano che, in Europa, già oltre i 20-22°C la mortalità cardiovascolare aumenta in media del 2,1% per ogni incremento di un grado Celsius. “A livello globale, il caldo è responsabile di circa 100.000 morti cardiovascolari“, spiega Sergio Harari, dell’Unità Operativa di Pneumologia e di Medicina Interna dell’Ospedale San Giuseppe MultiMedica IRCSS e dell’Università di Milano, sottolineando come l’aumento delle temperature rappresenti ormai un vero e proprio “rischio cardiaco ambientale“. L’impatto è maggiore nelle città, dove le cosiddette isole di calore urbano amplificano gli effetti, e colpisce soprattutto anziani e persone con malattie croniche.
Il problema riguarda anche la salute materna. Secondo Pier Mannuccio Mannucci, studi pubblicati su The BMJ e The Lancet Planetary Health mostrano che l’esposizione a temperature elevate durante la gravidanza aumenta il rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e complicanze materne, con incrementi tra il 5% e il 15% a seconda dell’intensità e della durata delle ondate di calore.
