Energia: in Corea del Sud più nucleare e carbone per affrontare la crisi

Seul alza i limiti di produzione elettrica e punta a un utilizzo maggiore dei reattori nucleari per contenere l’impatto dello Stretto di Hormuz

La Corea del Sud ha annunciato una nuova strategia energetica volta a mitigare gli effetti della crisi legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio petrolifero mondiale. Il governo di Seul, tramite il deputato Ahn Do-geol, ha comunicato la rimozione del tetto dell’80% alla generazione elettrica da carbone, parallelamente a un aumento dell’utilizzo dell’energia nucleare fino a circa lo stesso livello. Attualmente, i reattori nucleari sudcoreani operano a un tasso vicino al 60%. L’obiettivo è portarlo all’80% grazie al completamento della manutenzione su 6 impianti entro metà maggio, incrementando così la produzione elettrica in modo significativo.

La mossa si inserisce in un contesto più ampio di misure di sicurezza energetica: la Corea del Sud, 8° consumatore mondiale di greggio, ha introdotto per la prima volta in quasi 30 anni un tetto ai prezzi dei carburanti e può contare su riserve strategiche sufficienti per circa 7 mesi di consumi. Inoltre, Seul sta rafforzando le forniture di petrolio grazie a nuovi accordi con gli Emirati Arabi Uniti e ai progetti esteri della Korea National Oil Corporation.

L’insieme di queste iniziative riflette la crescente necessità della Corea del Sud di garantire approvvigionamenti energetici stabili, riducendo la vulnerabilità del Paese alle tensioni geopolitiche e alle fluttuazioni dei prezzi globali dell’energia.