Il Dipartimento di Economia dell’Università di Messina ha ospitato un incontro sul tema “Diritto alla sicurezza e Protezione Civile“. Ospite dell’evento Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare. Sono intervenuti la rettrice Giovanna Spatari, Rettrice, Gustavo Barresi, Direttore Dipartimento di Economia, Pierangero Grimaudo, docente UniMe, Michele Palamara, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti di Messina, Paolo Vermiglio, Presidente Ordine degli Avvocati di Messina e Nicoletta Brillante, in rappresentanza dell’Ordine degli Ingegneri di Messina. “Siamo felici – ha esordito Spatari – di accogliere il Ministro Mucumeci di fronte ad un’ampia platea di studenti. Teniamo moltissimo a questi incontri che permettono loro di conoscere personalità politiche, istituzionali e non solo che li aiutano a sviluppare un senso critico su svariati temi ed a vivere l’Ateneo alla stregua di un campus moderno. Il diritto alla sicurezza, che trova ancoraggio nei principi costituzionali, è fondamentale per la società. Il ciclone Harry, che ha recentemente colpito il nostro territorio, costituisce un paradigma dell’elevato rischio da cui si può essere colpiti. Nonostante i danni alle cose, la mancanza di vittime conferma l’efficacia nella gestione delle emergenze, ma quanto avvenuto rappresenta un monito affinché vengano messi in campo tutti gli strumenti per accrescere una cultura di protezione civile e non ragionare solamente secondo una logica reattiva. L’Università si rende disponibile ad un confronto interistituzionale per lo sviluppo di un nuovo modello di gestione del rischio a vantaggio del territorio”.
“L’investimento in prevenzione, formazione, competenze e nella cultura della protezione civile – ha aggiunto Barresi – è un obiettivo ad ampio raggio sempre più importante che vede l’Ateneo compartecipe nel realizzarlo. Lo scopo è quello di cooperare per rendere il territorio e i suoi cittadini sempre più resiliente e preparato in caso di eventi ad elevato rischio per la sicurezza. Per questa ragione, è importante che ad eventi simili partecipino i giovani e siamo felici che abbiano risposto positivamente all’invito per prendere parte a questa iniziativa“.
Musumeci: “più prevenzione o continueremo a contare danni e vittime”
“Ringrazio la Rettrice e tutti i presenti per essere qui oggi – ha commentato Musumeci -. Quando si parla di diritto alla sicurezza è necessario collegarlo indissolubilmente al diritto alla vita. Allo stesso modo, è fondamentale comprendere che non esiste un diritto senza un dovere, come ampiamente sancito dall’ordinamento giuridico italiano. C’è una domanda diffusa di sicurezza, ma quest’ultima non può essere solo consumata è importante anche e soprattutto che venga prodotta. Se la Protezione Civile dirama una allerta rossa e qualcuno decide di uscire nonostante non abbia la necessità, allora sta compiendo uno sbaglio enorme di cui non può rispondere lo Stato. Avere la cultura della protezione civile, invece, vuol dire partecipare alla sicurezza e diventare un volontario autonomo capace di fare prevenzione e ridurre i rischi. Veicolare buone pratiche è fondamentale affinché ognuno di noi possa collaborare per la sicurezza di tutti”.
“Dobbiamo riconoscere che il rischio esiste e imparare a convivere con fenomeni naturali che in passato erano più rari. Se metà delle risorse spese per ricostruire fossero state destinate alla prevenzione, oggi probabilmente avremmo meno danni e meno vittime“, ha continuato Musumeci, sottolineando come la sicurezza del territorio debba diventare “una priorità per tutti i livelli istituzionali”. “Il problema – ha aggiunto – è trasformare gli obiettivi in cantieri concreti, puntando su interventi strutturali contro il dissesto idrogeologico”.
Secondo il Ministro, occorre anche rafforzare la cultura della prevenzione: “nelle scuole dobbiamo iniziare a parlare di prevenzione come priorità assoluta, perché il diritto alla vita viene prima di tutto“. Il Ministro ha infine osservato che in molti casi “si è continuato a costruire o ristrutturare in aree a rischio“, evidenziando la necessità di accertare le responsabilità di chi “in questi trent’anni avrebbe dovuto intervenire e non lo ha fatto”.
Musumeci: “tempo di trasformare le priorità in cantieri”
“Le mareggiate erano rare nel passato, adesso dovremo conviverci, così come dovremo convivere con tutti i rischi naturali ai quali forse non siamo particolarmente abituati. Per cui lo Stato che prima pagava per sempre e per tutti, ora non ha più le risorse per poterlo fare. Pensate che ricostruire in Italia costa tanto e richiede molto tempo. Se metà del denaro speso per la ricostruzione l’avessimo destinato alla prevenzione, ma la prevenzione naturalmente deve essere pianificata a livello locale, oggi forse molti danni anche in termini di vita umana, di perdita di vita umana, le avremmo risolte“, ha aggiunto.
“Ritengo che dobbiamo fare della sicurezza del territorio una priorità e questo è un concetto che deve riguardare tutti, non è un problema di risorse. Il tema – ha aggiunto Musumeci – è trasformare gli obiettivi in cantieri, quindi individuare le priorità che non sono gli interventi di 500-600mila euro o di un milione, servono infrastrutture strutturali, parlo del dissesto idrogeologico e poi naturalmente sul lungomare e sulla fascia costiera bisogna immaginare opere resistenti. Ho visto in questa calamità, ma non solo in Sicilia, infrastrutture realizzate sulla sabbia, quindi è chiaro che bisogna ricostruire presto, ma bisogna anche ricostruire meglio per evitare che alla prossima mareggiata, perché ci sarà come dicono gli scienziati, noi ci ritroveremo a un punto iniziale. Quindi una maggiore coscienza di prevenzione strutturale e non strutturale. Cominciamo a parlare di prevenzione come priorità assoluta perché il diritto alla vita, prima di essere costituzionale è fisiologico”.
Musumeci: “su Niscemi c’è stato tanto silenzio”
“A Niscemi sono stati stanziati 150 milioni per regimentare le acque a valle e demolire le case che dovevano essere demolite 30 anni fa. C’è l’inchiesta della magistratura che fa il suo corso per capire chi doveva intervenire in questi trent’anni e non lo ha fatto”, ha detto ancora Musumeci. “Se la prevenzione – prosegue – non è una priorità, ci facciamo accompagnare dal fatalismo, dalla rassegnazione e dal luogo comune. Tutto questo poi porta alle conseguenze che abbiamo conosciuto”.
“Mi domando, è calato il sipario, il silenzio assordante su Niscemi dopo 2-3 anni, già nel 2002- 2003 non se ne parlava più. Perché nel 2005 la Commissione tecnico-scientifica disse “attenzione qui non si può intervenire per frenare la frana, possiamo soltanto salvare il salvabile”? Perché a Niscemi su quelle case si continuava a fare mercato di compravendita? Perché si autorizzavano ristrutturazioni? Cosa è accaduto? Perché la gente dice: dovevano mettere 1000 alberi e non li hanno messi e intervenire subito e non lo hanno fatto né prima né dopo? La risposta non la dà la politica ma la magistratura. Bisogna capire perché in trent’anni chi doveva fare il proprio dovere non lo ha fatto, perché tanto silenzio“, ha concluso Musumeci.
