Donald Trump sospende per 60 giorni il Jones Act, la legge che impone che solo navi americane possano trasportare carichi tra un porto all’altro del Paese, nel tentativo di stabilizzare la corsa del prezzo del petrolio provocata dalla guerra con l’Iran. La temporanea sospensione della legge, varata nel 1920 con l’obiettivo di far crescere il settore del trasporto marittimo ed è stata più volte criticata come protezionista, “permetterà a risorse vitali come petrolio, gas naturale, fertilizzanti e carbone di circolare liberamente tra i porti americani per 60 giorni”, ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Karoline Levitt.
L’amministrazione Trump “rimane impegnata a continuare a rafforzare le nostre catene di approvvigionamento cruciali”, aggiunge il portavoce spiegando che con la misura si intendono “mitigare le turbolenze a breve termine del mercato petrolifero mentre le forze militari Usa continuano a centrare gli obiettivi dell’Operazione Furia Epica”. La sospensione della legge potrà ridurre i costi di trasporto di carburante e prodotti agricoli per nave tra i porti americani, ma secondo gli analisti la mossa potrà avere solo un impatto marginale sul prezzo della benzina, sottolinea il New York Times.
La mossa di Trump
La scelta di sospendere temporaneamente il Jones Act rappresenta un intervento mirato a dare respiro immediato al sistema energetico e logistico statunitense, messo sotto pressione dalle recenti dinamiche internazionali. In un contesto segnato da instabilità e volatilità dei prezzi, l’obiettivo principale appare quello di facilitare la circolazione delle risorse strategiche all’interno del Paese, riducendo vincoli che in condizioni ordinarie regolano rigidamente il trasporto marittimo tra porti nazionali.
La misura si inserisce in una strategia più ampia volta a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, considerate sempre più centrali non solo sul piano economico ma anche su quello geopolitico. Consentire una maggiore flessibilità nei trasporti interni può contribuire a contenere gli effetti immediati delle tensioni sul mercato energetico, soprattutto in una fase in cui la sicurezza delle forniture è strettamente legata anche alle operazioni militari in corso.
Tuttavia, l’impatto concreto sul prezzo finale dei carburanti potrebbe rivelarsi limitato. Se da un lato la riduzione dei costi logistici rappresenta un fattore positivo, dall’altro le dinamiche globali del petrolio continuano a essere influenzate principalmente da equilibri internazionali ben più complessi. In questo senso, la sospensione del provvedimento assume più il valore di un segnale politico ed economico che di una soluzione strutturale.
