Il 12 marzo 1610 Galileo apriva una nuova finestra sull’Universo

Con il Sidereus Nuncius l’astronomo italiano annuncia scoperte rivoluzionarie che cambieranno per sempre il modo di guardare il cielo.

Il 12 marzo 1610 viene pubblicato a Venezia il Sidereus Nuncius, un breve ma straordinario trattato scientifico scritto da Galileo Galilei. In poche decine di pagine, lo scienziato toscano presenta osservazioni del cielo mai viste prima, realizzate grazie a uno strumento allora quasi sconosciuto alla scienza: il telescopio. Galileo non fu l’inventore del telescopio, ma fu tra i primi a comprenderne il potenziale scientifico. Puntandolo verso il cielo tra il 1609 e il 1610, osservò dettagli che mettevano in discussione l’antica idea aristotelica di un cosmo perfetto e immutabile. Nel Sidereus Nuncius descrisse, per esempio, la superficie irregolare della Luna, piena di montagne e crateri, simile alla Terra e non una sfera liscia come si credeva.

La scoperta più clamorosa riguardava però il pianeta Giove. Galileo individuò 4 piccoli astri che orbitavano attorno ad esso: quelli che oggi chiamiamo i satelliti galileiani, Io, Europa, Ganimede e Callisto. Era una prova straordinaria che non tutto nell’Universo ruotava intorno alla Terra. Queste osservazioni diedero nuova forza alle teorie astronomiche di Niccolò Copernico, secondo cui era la Terra a orbitare attorno al Sole. Il libro ebbe una diffusione rapidissima in Europa e trasformò Galileo in una celebrità scientifica.