Il 26 marzo 1511 il grande terremoto delle Alpi orientali

Un evento devastante tra Friuli e Slovenia ancora oggi oggetto di studio e interrogativi scientifici

Il 26 marzo 1511, esattamente 515 anni fa, una violenta scossa di terremoto colpì un’ampia area montuosa tra l’attuale Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia, lasciando dietro di sé distruzione e misteri ancora irrisolti. Con una magnitudo stimata di 6.9, l’evento rappresenta uno dei più forti terremoti storici dell’Europa centro-meridionale. L’area interessata è geologicamente complessa: qui si scontrano la Placca Adriatica, che spinge da Sud, e quella Europea. Questo lento ma costante movimento – circa 2 millimetri l’anno – genera tensioni che si accumulano lungo faglie profonde, responsabili della sismicità della regione e, nel lungo periodo, della formazione delle catene alpine e dinariche.

Ricostruire con precisione quanto accadde nel 1511 è tuttavia difficile. All’epoca non esistevano strumenti sismici e le cronache sono frammentarie, aggravate dal fatto che la zona era teatro di rivolte e saccheggi. Alcune fonti parlano addirittura di 2 forti scosse nello stesso giorno e di una 2ª, devastante, 2 giorni dopo. Tra le ipotesi più accreditate, gli studiosi indicano come possibile origine del sisma la faglia di Idrija, in Slovenia occidentale, una struttura attiva che ha generato anche terremoti più recenti. A conferma della violenza dell’evento, si segnalano frane imponenti – come quella che bloccò il fiume Idrijca – e persino un anomalo fenomeno marino osservato tra Venezia e Trieste, probabilmente non direttamente collegato al sisma.