Il 27 marzo 1638 in Calabria uno dei terremoti più violenti mai registrati nella storia italiana

Una delle più devastanti sequenze sismiche della storia italiana ebbe inizio al tramonto, lasciando dietro di sé distruzione, paura e cambiamenti duraturi

Il 27 marzo 1638, esattamente come oggi ma quasi 4 secoli fa, la Calabria fu teatro di uno dei più violenti terremoti mai registrati nella storia italiana. Nel tardo pomeriggio, poco dopo il tramonto, una scossa devastante colpì l’area compresa tra la Valle del Crati e la valle del Savuto, segnando l’inizio di una sequenza sismica che avrebbe sconvolto l’intera regione per mesi. Secondo le ricostruzioni degli studiosi, la magnitudo dell’evento principale raggiunse valori intorno a 7.1, un’intensità capace di radere al suolo interi centri abitati. Paesi come Rogliano, Martirano e Carpanzano furono completamente distrutti, mentre oltre cento località subirono danni gravissimi. Il giorno successivo, 28 marzo, 2 nuove forti scosse ampliarono ulteriormente l’area colpita, estendendo la devastazione fino al Vibonese e alla zona di Lamezia.

Le conseguenze furono drammatiche: migliaia di edifici crollarono e il bilancio delle vittime fu altissimo, con stime che oscillano tra circa 10mila e 30mila morti. Anche città importanti come Cosenza e Catanzaro riportarono gravi danni, con chiese, monasteri e edifici pubblici in gran parte distrutti o resi inagibili. Il terremoto non colpì solo le costruzioni, ma trasformò profondamente anche il paesaggio. Frane, voragini e variazioni nelle sorgenti modificarono il territorio, mentre lungo la costa tirrenica si registrarono fenomeni anomali del mare, simili a tsunami. Nella piana di Sant’Eufemia, inoltre, i cambiamenti idrogeologici favorirono la formazione di vaste aree paludose, con conseguenze sanitarie durate secoli.

L’evento avvenne in un periodo già difficile, sotto il dominio spagnolo del Regno di Napoli, aggravando una situazione economica e sociale fragile. I sopravvissuti furono costretti a fuggire, interrompendo attività e commerci. Oggi, a distanza di 388 anni, il terremoto del 1638 resta una pagina fondamentale della memoria storica e scientifica del Mezzogiorno, ricordandoci quanto il territorio italiano sia fragile e quanto sia importante conoscere e prevenire il rischio sismico.