Il 5 marzo 1958 gli Stati Uniti tentarono di proseguire la loro nuova avventura nello Spazio con il lancio della sonda Explorer 2, parte del pionieristico Programma Explorer. Il tentativo, però, non andò come previsto: il razzo non riuscì a raggiungere la velocità necessaria per entrare in orbita e la missione fallì pochi minuti dopo il decollo. La sonda era stata progettata per proseguire le osservazioni iniziate da Explorer 1, il primo satellite statunitense lanciato appena un mese prima. Quella missione aveva già portato a una scoperta fondamentale: le fasce di radiazione che circondano la Terra, oggi note come Fasce di Van Allen, dal nome dello scienziato James Van Allen.
Il fallimento di Explorer 2 fu causato da un problema nel quarto stadio del razzo Juno I, che non si separò correttamente. Senza la spinta finale, il satellite ricadde nell’atmosfera terrestre.
Nonostante l’insuccesso, l’episodio rappresentò un passaggio importante nella fase iniziale della corsa allo Spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Gli ingegneri analizzarono rapidamente l’errore e continuarono a migliorare i lanci successivi. In quegli anni ogni tentativo, anche quelli falliti, contribuiva ad ampliare le conoscenze tecnologiche e scientifiche che avrebbero aperto la strada alle grandi missioni spaziali del decennio successivo.
